Che libro leggo?

  Libri

Non siamo un popolo di lettori: più della metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno.
Tra quelli che leggono, la maggior parte si limita a due-tre libri in un anno, mentre i lettori più robusti - da almeno un libro al mese - sono veramente pochi (circa il 15%).

C'è poca attenzione ai libri e alla lettura. Anche chi avrebbe voglia di leggere ma è poco abituato a farlo spesso si blocca perché non sa cosa leggere.

Se ti ritrovi circondato di persone che leggono poco e niente, il passaparola non ti aiuta. E se entri in libreria con le idee poco chiare va a finire che compri il primo best seller messo lì in bella mostra davanti alla cassa... e ti ritrovi in mano le 50 sfumature. Dopo di che è facile che quel poco di voglia di leggere che avevi ti passi completamente.

Dipinto di Renoir Ragazza che legge

Auguste Renoir - Ragazza che legge


Che libro mi consigliate di leggere? è una domanda che si sente di frequente.

Facile dire: leggi quello che ti piace. Si impara a capire cosa ci piace dopo anni di letture, scoprendo autori e generi. Sei fortunato se hai un genitore, un insegnante, un buon amico che all'inizio ti aiuta trovare le letture adatte a te. Ma se devi cominciare da zero non è per niente facile.

Ed è un peccato perché leggere è una risorsa personale senza pari.

Biblioterapia: libri che curano

Su questo blog ho scritto diversi articoli sulla scrittura come strumento per conoscersi e per stare meglio. Il racconto, la narrazione hanno un grande potere. E funziona non solo quando scrivi la tua storia, ma anche quando leggi quella di altri.

La biblioterapia - al di là del termine che ha cominciato a essere usato all'inizio del secolo scorso - è sempre esistita. Pare che nell'antico Egitto, sulla porta della biblioteca di Alessandria, ci fosse scritto: ospedale dell'anima.

La prima cosa che forse ci viene in mente a questo proposito sono i libri di self-help. Ho un problema e trovo analisi e soluzioni in un libro, senza bisogno di rivolgermi a un professionista. Ci sono libri per aumentare l'autostima, per vincere la timidezza, per chi è depresso, per chi è ansioso, per chi soffre pene d'amore, per chi si trova a elaborare un lutto.

Occhio però che queste letture possono avere qualche effetto indesiderato ;)
Se promettono guarigioni miracolose o strade semplici per risolvere problemi complessi possono rivelarsi dannosi. Ci illudono che la soluzione sia a portata di mano e possono anche peggiorare le cose quando ci accorgiamo che non funzionano.

Ma come? Stando a quello che c'è scritto qui sembra tutto così semplice. Allora sono io che sbaglio, che non sono capace, che sono un caso disperato...

Meglio accostarsi a questi libri con le dovute cautele: alcuni sono buoni, altri meno buoni, a volte possono essere utili, a volte del tutto inutili. Mai crederci ciecamente e soprattutto mai sperare che esista la tecnica, il trucchetto, la soluzione magica.

Con i libri di self-help (o con la saggistica in generale) il meccanismo che si attiva è di tipo cognitivo: imparo, ottengo informazioni sul problema che mi interessa, e con questa conoscenza ho qualche strumento in più per risolverlo.

Ma la biblioterapia è qualcosa di più ampio e affascinante di questo. Ci sono meccanismi più profondi che possono scattare leggendo un buon romanzo (ma anche guardando un film o un'opera teatrale).

Qualcosa che accade tra te che leggi e la storia che stai leggendo.


Come funziona

Come fa un romanzo a farci bene?
Leggere un libro ci connette con il mondo. Per questo apre la mente: ci porta ad assumere una prospettiva nuova, a elaborare il nostro vissuto attraverso altre vite e altre storie.

I passaggi sono tre.

  1. Ci identifichiamo in quello che leggiamo: riconosciamo nei personaggi e nelle situazioni qualcosa che ci appartiene (nel bene o nel male).
  2. Questa identificazione ci porta a provare delle emozioni reali, autentiche, un po' come se fossimo anche noi dentro la storia.
  3. E in questo processo usciamo dall'esperienza di lettura arricchiti, con un nuovo punto di vista, con una consapevolezza in più su noi stessi e sul mondo che ci circonda.

Certo non succede sempre.
Intanto succede solo con un buon romanzo, perché con certe robette piatte e prive di vita è un po' difficile che scattino questi meccanismi.
E poi succede particolarmente quando nel romanzo che stiamo leggendo c'è qualcosa che va a toccare qualche punto sensibile della nostra esperienza o del nostro modo di essere.

Non sono solo le storie positive, edificanti, a lieto fine a essere terapeutiche.

Certo a volte possiamo sentire il bisogno di leggere qualcosa che ci aiuti a ritrovare il buon umore, un po' di fiducia nella vita, la motivazione.

Ma il senso più profondo dei viaggi che possiamo fare assieme ai romanzi e ai loro protagonisti va oltre il lieto fine o la lezioncina morale.


Quadro di Caspar David Friedrich Il viandante sul mare di nebbia

Caspar David Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia


Nei romanzi troviamo rispecchiate le nostre zone d'ombra e questo ci aiuta ad accettare gli aspetti meno piacevoli della nostra personalità.
Ci troviamo a rivivere eventi tristi e così vediamo che altre persone hanno avuto la stessa esperienza e dal loro modo di affrontarla possiamo imparare qualcosa.
Una situazione per noi problematica viene raccontata con ironia e impariamo a ridere di noi stessi.
C'è un conflitto che esiste anche nella nostra vita e il romanzo ci suggerisce una possibile soluzione.

Le chiavi sono infinite... e non serve nemmeno identificarle tutte. L'importante è che in qualche modo funzioni :)

Tre consigli di lettura

Nelle ultime settimane ho letto alcuni consigli di biblioterapia e ho provato a incrociarli con le mie letture.
Così ho ripensato a tre romanzi che sono stati molto significativi per me. E ho provato a capire, a distanza di tempo, cosa mi hanno insegnato.

Eccoli qui.

Lo straniero - di Albert Camus

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: "Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti." Questo non dice nulla: è stato forse ieri.
L'ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l'autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l'aria contenta. Gli ho persino detto: "Non è colpa mia." Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo.

Questo incipit racchiude già il senso di tutto il romanzo.
Meursault, il protagonista e voce narrante, è così: indifferente, lontano, straniero. La madre è appena morta e lui sembra preso solo da preoccupazioni di natura pratica.

Più avanti nel romanzo Mersault, quasi senza volerlo, uccide un uomo dopo una lite in spiaggia. Viene arrestato e processato. Il suo atteggiamento scostante e apatico non gli è di aiuto durante il processo, e lui non fa nulla per spiegarsi o per discolparsi.

Tavola tratta dalla grafic novel ispirata a Lo straniero, del disegnatore Jacques Ferrandez

Lo straniero - diceva lo stesso Camus - è la storia di un uomo che viene condannato a morte perché non aveva pianto al funerale della madre.

Meursault è refrattario alle regole sociali: non sa comportarsi, e non vuole conformarsi. Non fa mai quello che ci si aspetta da lui. Da questo punto di vista somiglia a un altro grande personaggio letterario, Bartleby lo scrivano, di Herman Melville, che alle richieste del suo datore di lavoro risponde con uno sconcertante: preferirei di no.

Non è un personaggio positivo e forse nessuno vorrebbe identificarsi in lui, così cinico, indifferente, incapace di guidare la sua vita che sembra così del tutto affidata al caso.

Nessuno vuole essere Meursault ma forse tutti in qualche momento ci troviamo nelle sue condizioni: quando la vita sembra assurda priva di senso, quando sembra che le cose accadano e basta, senza una ragione, uno scopo, un obiettivo. Quando ci sentiamo soli, incapaci di connetterci agli altri. Stranieri in un universo che - diciamolo - è del tutto indifferente alla nostra sorte.

Il deserto dei tartari - di Dino Buzzati

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.
Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato.
Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.
Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita.

La fortezza Bastiani - dove poi Giovanni Drogo trascorrerà il resto della vita - è un avamposto militare. Lì tutti aspettano che i tartari tornino a minacciare i confini del regno, e nell'attesa i giorni passano sempre uguali, regolati dalle routine della vita militare.

Nella fortezza tutto è funzione dell'attesa: quando arriveranno i Tartari la vita dei militari avrà finalmente un senso. Potranno combattere e, si spera, respingere il nemico e coprirsi di gloria.

Ma nulla di tutto questo accade: dei Tartari nemmeno l'ombra. Eppure Giovanni Drogo resta lì, stregato dall'atmosfera della fortezza. Proiettato nell'attesa di quell'evento che ogni tanto sembra lì lì per concretizzarsi, ma poi resta un miraggio.



Quadro di Giovanni Fattori - In vedetta

Giovanni Fattori - In vedetta


Il deserto dei tartari parla del tempo che passa. Racconta come una intera vita possa trascorrere in un batter d'occhio, senza che quasi ce ne accorgiamo, inchiodati al nostro tran tran quotidiano.

Di cosa abbiamo veramente bisogno per dare un senso all'esistenza? La vogliamo consumare in attesa del momento giusto, dell'evento che finalmente ci farà sentire a posto e realizzati? Che sia il matrimonio, un figlio, la promozione, la pensione...
Oppure il senso della vita lo troviamo qui e ora e proviamo a costruirci la felicità nella ricchezza del presente?

Per tutti comunque il tempo resta inafferrabile. Ne abbiamo a disposizione una quantità finita e probabilmente è il nostro bene più prezioso (e al contempo spesso è quello che gestiamo peggio).


Orgoglio e pregiudizio - di Jane Austen

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

Elisabeth Bennet e il Signor Darcy sono tra le coppie più famose della storia della letteratura. Non sono Romeo e Giulietta né i Promessi Sposi: il loro non è un amore tragico e contrastato. Sono più reali, quasi quotidiani, malgrado la storia sia ambientata nella campagna inglese tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800.

Il signor Darcy è un uomo ricco, dal carattere un po' chiuso e scorbutico. Lei una giovane di famiglia più modesta, non bellissima, intelligente e con un gran carattere.
Il primo a innamorarsi è lui, pur con qualche incertezza perché lei appartiene a una classe sociale inferiore. Elisabeth all'inizio lo respinge, ma poi capisce che tipo di uomo è e non può che cedere pure lei al sentimento.
Non lo tratta mai con la compiacenza alla quale lui è abituato e forse è proprio per questo che il Signor Darcy si sente tanto attratto da lei.

Illustrazione dal libro Orgoglio e Pregiudizio

Illustrazione di Charles Edmund Brock tratta dall'edizione del 1895 di Orgoglio e pregiudizio

Attorno ai due si intrecciano le vicende della famiglia Bennet: il padre un po' assente e disilluso, la madre frivola e non proprio brillante, la sorella maggiore Jane, bella, dolce e irrimediabilmente ingenua.

Orgoglio e pregiudizio è un romanzo positivo, che mette di buon umore e fa bene al cuore. Insegna molte cose sull'innamoramento, ma anche sulla vita familiare. È ideale da leggere quando si attraversa qualche pena d'amore, ma anche semplicemente per ritrovare un po' di ottimismo e fiducia nei periodi di umore nero.

Insegna molte cose anche sulla dignità femminile: Elisabeth è un personaggio che resta un modello anche a distanza di secoli. La sua storia d'amore è così bella proprio perché lei non è dominata da questo sentimento, né sottomessa davanti a un uomo non solo affascinante ma anche di una classe superiore alla sua. Non sta lì a sognare il matrimonio con il principe azzurro. Elisabeth è molto più moderna dei personaggi femminili di certi romanzi di oggi ;)


Ho letto questi romanzi in momenti diversi della mia vita e in qualche modo fanno parte della mia crescita.
Posso dire che ogni tanto mi sento come Meursault, prigioniera di una vita che non mi appartiene fino in fondo, e quando mi accade penso che sotto sotto siamo tutti un po' stranieri e mi sento meno sola.
Se mi accorgo di fare come il tenente Drogo, di rimandare felicità e soddisfazione a domani, in attesa che accada qualcosa, allora torno al presente e osservo con gratitudine tutti i doni che già ci sono nella mia vita.
E ogni giorno cerco dentro di me le tracce di Elisabeth, una donna positiva, ironica e sicura, che non ha paura degli altri né di se stessa. A volte se ne sta così nascosta che temo non esista, ma se guardo meglio la ritrovo sempre :)

Se ti interessa approfondire l'argomento biblioterapia ti lascio un paio di link:
Biblioterapia italiana: è il blog di Marco Dalla Valle, infermiere ed esperto di biblioterapia (tiene anche corsi e incontri sull'argomento).
In inglese, il blog Tolstoy Therapy, con letture specifiche per i vari disagi dell'anima.
È carino anche questo libro: Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno. Una carrelata di opere letterarie e dei vari malanni che con i libri possiamo curare.


Prima che tu vada via mi piacerebbe sapere quali sono state le tue letture migliori: quelle che ti hanno fatto bene e che ti hanno cambiato in meglio. Puoi scriverlo nei commenti se ti va. Grazie :)


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