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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

Perché siamo sempre così distratti (e come possiamo rimediare)

Crescita personale

Nel 1903, Georg Simmel - un filosofo e sociologo tedesco - pubblicò un breve saggio dal titolo Le metropoli e la vita dello spirito.

Simmel scrive questo saggio nel periodo storico in cui sempre più persone abbandonavano la campagna per andare a vivere nelle città che diventano sempre più grandi e affollate.

Che impatto poteva avere la vita della metropoli nella psicologia delle persone?

Vivere in un paese dove tutti si conoscono e dove non c'è una grande varietà di intrattenimenti, è molto diverso da vivere in una grande città, a stretto contatto con tanti sconosciuti, con un'ampia scelta di cose da fare e luoghi da frequentare.

Secondo Simmel una caratteristica della vita di città è che le persone diventano sempre più distratte. Ci sono tanti stimoli e questo ci porta a spostare di continuo la nostra attenzione da uno all'altro in modo veloce e superficiale.

La base psicologica su cui si erge il tipo delle individualità metropolitane è l'intensificazione della vita nervosa, che è prodotta dal rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori.

Metropolis - Quadro del pittore George Grosz

Metropolis (1912) del pittore George Grosz

Per l'uomo di città è facile lasciarsi andare alla corrente, farsi trascinare qua e là dalla novità e dalla varietà di possibilità.

La vita così in un certo senso diventa più facile:

perché le si offrono da ogni parte stimoli, interessi, modi di riempire il tempo e l'attenzione che la prendono in una corrente che sembra quasi non richiedere alcuno sforzo individuale per darsi una direzione.

Ti suona familiare? Hai mai la sensazione, durante la tua giornata, di essere trasportato qua e là dalle circostanze e di arrivare a sera senza avere concluso quello che ti eri prefisso?

George Simmel ha scritto questo saggio più di 100 anni fa. Chissà cosa avrebbe detto se avesse saputo che dopo le metropoli sarebbero arrivate televisioni, telefoni, computer, internet e smartphone.

L'era della distrazione

Qualcuno dice che la nostra è l'epoca della distrazione. La tecnologia aiuta la nostra vita in molti modi, ma allo stesso tempo la complica.

Questo eccesso di stimoli - che George Simmel oltre un secolo fa aveva visto come caratteristica della vita di città - oggi è diventato esasperante.

Le nostre giornate sono costellate di interruzioni: telefono, email, notifiche, news. Abbiamo addirittura coniato una espressione apposta per definire il problema: il sovraccarico informativo (information overload).

Ci arrivano troppe informazioni e non sappiamo più che cosa farci: non le possiamo elaborare, processare e approfondire. Siamo in balìa della distrazione e della superficialità.

Apri facebook e scorri la tua bacheca.

Le guerre, gli attentati, i morti. La settimana della moda di Milano, il tuo ex compagno di classe neo papà, la dichiarazione demenziale del politico di turno, la ricetta dei panzerotti vegani. Una mostra interessante in città, l'oroscopo, i profughi annegati, le vacanze da sogno in medio oriente. L'ultimo best-seller, una nuova marca di cibo per gatti, un nuovo smartphone, un bel film appena uscito nelle sale.

Certo, i social network sono l'eccesso. Ma anche la più banale delle giornate lavorative in un ufficio è piena di continue interruzioni e informazioni da gestire. Email, telefonate, gente che entra e esce, riunioni, messaggi, whatsapp, sms.

E in tutto questo dove troviamo lo spazio mentale per concentrarci in qualcosa? Nello studio, nel lavoro, nei nostri progetti, nelle relazioni?

Da dove vengono le distrazioni

Siamo abituati a pensare di essere vittime delle interruzioni. Il problema lo spostiamo fuori da noi. Appunto: viviamo in un'epoca troppo ricca di stimoli e siamo schiavizzati dalla necessità di essere sempre connessi, reperibili, pronti a rispondere.

Insomma non è colpa nostra: il problema è che ci distraggono di continuo. Ci sono quelle fastidiose notifiche che fanno plin plin: come fai a non rispondere?

In verità nessuno ci obbliga a controllare la posta elettronica ogni cinque minuti. E nessuno ci vieta di disattivare le notifiche dal telefono, o di staccare il cavo del modem qualche ora la giorno. Però non lo facciamo.

Perché?

Il mondo in cui viviamo di certo favorisce questo stato di perenne distrazione, ma anche noi ci mettiamo del nostro.

Ci risulta faticoso stare focalizzati sulla realtà presente, su ciò che ci riguarda qui e ora. Abbiamo in fondo - chi più chi meno - una certo bisogno di scappare da noi stessi. Per questo rincorriamo l'ultima news, l'ultima notifica, l'ultimo aggiornamento.

Blaise Pascal, già nel 1600, molto prima che arrivasse tutta questa tecnologia della fuga, diceva questo:

Tutte le miserie dell'uomo dipendono dalla sua incapacità di starsene tranquillo da solo in una stanza.

Non possiamo dare la colpa alla tecnologia. Esiste una tendenza interiore, un disagio intimo - la paura di essere soli con noi stessi - che viene amplificata e assecondata dallo stile di vita contemporaneo e dalla tecnologia.

Lo scrittore americano Matthew B. Crawford - che ha dedicato a questo tema il libro The World Beyond Your Head: On Becoming an Individual in an Age of Distraction - ha una teoria interessante.

Crawford dice che la nostra cultura - a partire dall'Illuminismo - ha dato sempre più importanza all'autonomia dell'individuo e alla sua libertà. Siamo diventati così ossessionati dall'autonomia che arriviamo a pensare che la felicità sia la libertà dalle circostanze. Chi di noi non ha mai pensato: certo che potrei essere davvero felice se potessi fare sempre quello che mi pare.

Abbiamo spinto questa esaltazione dell'autonomia al punto tale che tutto quello che richiede la nostra attenzione - guardare un film, leggere un libro, conversare, osservare un tramonto - può essere vissuto come una prigione dalla quale evadere.

Quando lavoriamo al computer tenendo aperta anche la finestra di facebook e passiamo di continuo da una cosa all'altra, in fondo non stiamo facendo altro che affermare la nostra libertà dalla noia del lavoro. Quando il semaforo è rosso siamo obbligati ad attendere e allora ci mettiamo a leggere i messaggi sullo smartphone per affermare la nostra ribellione a questa imposizione.

Insomma cerchiamo di evadere con la mente perché i confini del qui e ora ci vanno stretti. La tecnologia ci aiuta in questa fuga e allo stesso tempo ci rende sempre più dipendenti da questo illusorio senso di libertà.

Forse questi ragionamenti possono apparire un po' astratti e filosofici. Io però credo che siano utili perché solo guardando al problema con chiarezza possiamo imparare ad affrontarlo meglio.


5 idee per ritrovare la capacità di stare concentrati

La distrazione è la malattia del secolo. Ci ruba tempo, energia e la capacità di fare bene il nostro lavoro o di seguire le nostre passioni.

La tecnologia e il flusso di informazioni e distrazioni in cui siamo continuamente immersi fanno la loro parte. Ma probabilmente il motivo per cui queste distrazioni sono così irresistibili è che corrispondono a un bisogno interiore di fuga, di evasione.

Guardarci dentro e acquisire la capacità di cogliere l'attimo in cui avvertiamo questo bisogno di fuga è forse il modo migliore per andare al cuore del problema.

Oltre a questo possiamo aiutare concentrazione e produttività con qualche strategia.

Ecco alcune idee.

1. Crea un rituale

La giornata lavorativa può essere lunga. Magari hai cominciato bene, concentrato, ma poi qualcuno o qualcosa ti ha interrotto, o ti sei innervosito, hai perso lucidità.

Quando succede è il momento giusto per un piccolo rituale di concentrazione.

Se sei al computer chiudi tutte le finestre e i file aperti. Alzati dalla sedia, fai qualche passo. Stira le braccia, il collo, la schiena: ascolta il tuo corpo e dagli sollievo.

Torna alla scrivania e prima di riprendere il lavoro fai tre respiri. Lascia che la tua attenzione si posi solo sul movimento del respiro. A questo punto torna alla tua giornata lavorativa e fatti questa domanda: qual è la cosa più importante di cui mi devo occupare ora?

Questo è quello che cerco di fare io quando mentre lavoro - in ufficio o a questo blog - mi accorgo di essermi persa. Tu puoi costruirne un rituale diverso. Basta che sia breve, facile da eseguire ed efficace nel riconnetterti a te stesso e agli obiettivi della giornata.

2. Decidi quando controllare le e-mail

Controllare la posta di continuo mentre siamo al computer è una pessima abitudine. Sì magari ci raccontiamo che fa parte del nostro lavoro, che potrebbero arrivare comunicazioni urgenti... ma è davvero così?

La verità è che spesso le mail sono la nostra fonte di distrazione preferita perché non sembra una distrazione: in fondo è lavoro eh? Mica sto andando su facebook.

Non resistiamo a dare una sbirciata perché abbiamo voglia di distrarci un attimo e vedere che novità ci sono per noi. Il più delle volte - soprattutto se stiamo parlando della e-mail dell'ufficio - non sono novità liete, ma problemi, rogne di varia natura e altro lavoro da fare. Insomma abbiamo controllato la posta presi dal desiderio di evadere un attimo e ne abbiamo ricavato un altro po' di stress.

Un modo molto semplice per difendersi dalla compulsione a controllare la posta è per prima cosa disattivare le notifiche di ricezione. E controllare la inbox in momenti predefiniti che stabilisci tu in base a come funziona il tuo lavoro. Una volta al giorno? Due? Tre? Ogni due ore? Ogni ora? Decidi tu e prendi l'abitudine di rispettare quanto più possibile il ritmo che hai scelto.

3. Tieni in ordine l'ambiente di lavoro

L'ordine favorisce la calma e la concentrazione. Penso che lo abbiamo sperimentato tutti (non so se esistano persone che lavorano meglio nel caos, io non ne ho mai conosciute).

A me piacerebbe un bell'ufficio zen, con una scrivania pulita, una bella pianta e una stampa rilassante alle pareti.

Però le mie postazioni di lavoro sono ben distanti da questo ideale (e penso che questo valga per molti).
Quindi, come dire, evitiamo le manie di perfezione e l'ansia di avere tutto subito. Impegnarci in una lunga maratona di ordine e pulizia tra le nostre carte potrebbe non essere esattamente la cosa giusta da fare in questo momento.

Meglio cominciare solo a togliere il disordine più superficiale. Ricordarsi di prendere un paio di minuti per ordinare alla fine di ogni giornata. Piano piano. Un po' oggi e un po' domani.

Lavorare in un ambiente ordinato è senza dubbio un toccasana per la concentrazione, ma se dobbiamo perdere tre giorni per ottenerlo... comincia a puzzare di procrastinazione ;)

Scrivania essenziale

Somiglia alla tua scrivania?

Lo stesso vale per il desktop: un caos di icone buttate lì non aiuta. Fare ordine in un computer può essere peggio che sistemare la scrivania. Anche qui: non dobbiamo ideare il sistema definitivo di archiviazione dei nostri file, con il risultato di perderci una intera settimana. Cominciamo con il buttare la roba vecchia dentro una cartella. Teniamo in evidenza solo quello che ci serve veramente. In pochi click già possiamo ricavare una bella sensazione di ordine e pulizia.

4. Rallenta

Siamo sommersi di scadenze e di urgenze. Il tempo sembra non essere mai abbastanza. Facile che ci venga la tentazione di fare le cose di fretta.

Imparare a risparmiare tempo sul lavoro è sicuramente una cosa positiva. Certe volte siamo abituati a fare le cose come le abbiamo sempre fatte, mentre basterebbe pensarci un attimo - magari out of the box - per scoprire come semplificare tante incombenze.

Ma la fretta è un'altra cosa. È quando cerchi di sfrecciare tra i tuoi compiti con il solo scopo di sbrigarti. Spesso il risparmio di tempo è minimo, mentre è massimo lo stress. Inoltre la fretta ti fa commettere più errori, quindi c'è caso che il tempo che hai risparmiato oggi, lo perderai domani per mettere a posto le cose.

Non è un caso, credo, se lo stato di flow - quello stato ottimale in cui diventiamo in grado di ottimizzare le nostre performance - si caratterizza con un rallentamento nella percezione del tempo.

Comincia subito a rallentare. Ci sei solo tu e il compito che hai da svolgere in questo momento. Fallo con calma, fallo con cura, ascolta il tuo ritmo e seguilo. Quando sei veramente concentrato e focalizzato diventi automaticamente più veloce senza alcun bisogno di affrettarti.

La calma e la concentrazione sul lavoro sono quasi sempre più efficaci della fretta. Tra l'altro rallentare ha un effetto collaterale piuttosto interessante: ti aiuta ad apprezzare quello che stai facendo.

5. Trova il tuo ritmo

Uno degli errori più comuni quando si cerca di trovare la concentrazione giusta per studiare o per lavorare è di pretendere lunghissime sessioni produttive senza pause e senza tempo libero.

Non è così che funziona.

Ok, lo studio matto e disperatissimo la settimana prima degli esami lo conosciamo tutti, ma non è questo il modo normale con cui funziona il nostro cervello.

Concentrarsi richiede energia e l'energia non è mai infinita.

Per sostenere una buona produttività sul lungo periodo è necessario che in ogni giornata ci sia un ritmo. C'è il tempo per studiare (o per lavorare), quello per muoversi, quello per distrarsi.

Distrarsi infatti ha la sua utilità. Qualsiasi lavoro che coinvolga un po' di creatività - quindi la maggioranza del lavori che facciamo oggi - necessita di momenti di vuoto per essere svolto al meglio.

La cosa peggiore che possiamo fare è restare tutto il giorno incollati alla sedia dicendo a noi stessi: ora lo faccio, ora lo faccio... mentre giocherelliamo con lo smartphone. Quando ci viene da fare così è molto più salutare dire: ok, ora lavoro solo per un'ora, e poi chiudo tutto e per oggi basta.

Se invece si resta nel limbo della distrazione (rubo questa espressione ad Andrea Giuliodori) lavorando poco e male e lasciandosi distrarre da mille scemenze, si ottiene come risultato il massimo della stanchezza e il minimo della produttività. Non è proprio una cosa furba ;)

Sapere dare il ritmo giusto alle nostre giornate credo sia uno dei segreti più importanti per essere produttivi e allo stesso tempo soddisfatti.

Questo del ritmo è un tema che mi sta interessando molto ultimamente e su cui sto facendo diverse sperimentazioni.

Se ti va, racconta nei commenti qualcosa sul tuo ritmo, o sul tuo rapporto con le tecnologie dell'evasione ;)


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