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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

Tre semplici ricette di felicità istantanea

Psicologia positiva, Felicità

Esiste una formula per essere felici?

Verrebbe da rispondere di no.

Siamo persone diverse, ognuno di noi ama alcune cose e ne odia altre.

Per esempio io mi sento felice se posso trascorrere una giornata al mare a godere del sole, del vento e dell'acqua. Ma ci sono persone che considerano la spiaggia come il peggiore dei gironi infernali.

Da questo punto di vista quindi no, la ricetta della felicità decisamente non esiste.

Però...

Però gli studi nel campo della psicologia e delle neuroscienze già da un po' ci dicono che esistono alcune qualità o attitudini del carattere e della personalità che c'entrano molto con la felicità.

Resilienza, autocompassione, mindfulness, ottimismo, gratitudine, buone relazioni... sono tutte caratteristiche associate al benessere e alla felicità.


Esiste una ricetta per la felicità?


Il fatto interessante è che secondo gli esperti queste qualità si possono esercitare. Certo esiste una predisposizione naturale a sentirsi contenti. E poi ci sono i fatti della vita ad avere un ruolo nel determinare il nostro livello di felicità. Ma - dicono - abbiamo un certo margine di manovra nel cercare di rendere noi stessi più felici, allenando le giuste qualità psicologiche.


Da dove viene la felicità

Alcuni psicologi ritengono che la felicità di ogni persona dipende da tre fattori.

  1. La genetica
  2. Le vicende della vita
  3. Comportamenti, pensieri, abitudini

Per quanto riguarda il primo punto c'è ben poco da fare. Ognuno di noi ha una specie di livello fisiologico di felicità: c'è chi nasce predisposto a vedere la vita con serenità, ottimismo e fiducia e chi invece è pessimista, musone e ansioso. Non dipende da noi e possiamo fare ben poco per modificare questa attitudine di base a essere felici.

Il secondo elemento che influenza la felicità sono le circostanze della vita. La città in cui viviamo, i soldi, l'istruzione. Se siamo sposati, se abbiamo un lavoro che ci piace, se siamo o meno in buona salute. E poi anche eventuali traumi o al contrario colpi di fortuna che ci sono capitati.

Molto spesso tendiamo a pensare che la nostra felicità dipenda al 100% proprio da questo tipo di fattori. Sarò felice quando avrò raggiunto quell'obiettivo. Oppure avrei potuto essere felice se non mi fosse successo questo.

In verità sembra che questi fattori non siano poi così determinanti per la nostra felicità. Contano sì, ma il giusto. Infatti abbiamo una certa tendenza ad abituarci abbastanza in fretta a quello che otteniamo.

Esiste però anche un terzo livello che tocca molto da vicino la nostra possibilità di essere felici: quello che facciamo e che pensiamo ogni giorno.

Nei nostri gesti quotidiani e nel modo che abbiamo di interpretare quello che succede si nasconde una fonte molto importante di felicità.

Essere ipercritici, isolarsi dagli altri, rimuginare, lamentarsi, allontanarci dai nostri valori, gettare la spugna alla prima difficoltà... tutto questo di certo non ci fa stare bene.

Ma sono fattori questi rispetto ai quali abbiamo un certo margine di manovra. Qui possiamo davvero scegliere di essere - almeno un po' - più felici.

Possiamo infatti fare esercizio in modo intenzionale e consapevole. Coltivare il benessere interiore imparando giorno dopo giorno a essere più compassionevoli, resilienti, ottimisti, grati.

Così come possiamo andare in palestra e farci i muscoli come li vogliamo, possiamo esercitare la nostra mente a imparare quei modi di essere e di pensare che ci portano benessere e serenità.

All'università di Berkley ne sono così convinti che hanno creato un sito web che si chiama Greater Good in Action in cui sono proposti tanti piccoli esercizi per allenare i muscoli della felicità: resilienza, mindfulness, meraviglia, ottimismo, gentilezza, compassione, connessione con gli altri.

Alcuni di questi esercizi li avevo già incontrati altrove, e ne ho scritto qui sul blog. Per esempio la scrittura espressiva o l'esercizio del futuro.

Ma ce ne sono molti altri e nelle ultime settimane mi sono divertita a provarne un po'.

Ne ho scelti tre, molto diversi tra loro ma tutti utili e ricchi di risvolti interessanti.


La macchina fotografica e il senso della vita

Certe volte abbiamo bisogno di ricordarci il senso della vita che stiamo facendo.

Nei periodi di stress e di fatica abbiamo la tendenza a concentrarci sulle difficoltà del momento e perdiamo di vista il quadro complessivo.

Serve allora qualcosa che ci aiuti a ricordare che cosa dà significato alla nostra vita.

Se ti sembra di avere perso un po' la bussola e di essere immerso in un tran tran quotidiano pieno di fatica senza senso, allora questo esercizio fa per te.

Per una settimana dedica 15 minuti al giorno a fotografare ciò che è importante nella tua vita. Quello che per te conta veramente.

Possono essere persone, luoghi, oggetti, animali.

Una serata in cui ti sei sentito particolarmente in armonia con la tua famiglia o con i tuoi amici? Una gita in montagna durante la quale hai sentito un profondo senso di connessione con la natura e una grande meraviglia? O forse il tuo lavoro perché ti soddisfa e ti fa sentire utile e apprezzato?


Un collage di immagini


Se non hai la possibilità di fotografare quello che hai in mente - perché per esempio si tratta di cose o persone lontane - puoi anche utilizzare vecchie foto o scaricarne dal web.

L'idea è di arrivare alla fine della settimana con un numero di fotografie variabile tra 9 e 12.

Non è facile rispondere alla domanda cosa conta veramente per me nella vita? L'esercizio è fatto proprio per stimolare una riflessione sullo scopo della vita e per esprimerlo utilizzando le immagini e non le parole.

Alla fine della settimana osserva le fotografie che hai raccolto.

Per ogni immagine domandati: cosa rappresenta questa foto e perché ha un grande significato per me?

Meglio rispondere per iscritto, giusto per elaborare meglio le idee. Anche solo un paio di frasi per ogni foto.

L'esercizio serve a prendersi del tempo per individuare e apprezzare ciò che rende la nostra vita ricca di significato. Le fotografie rendono tutto questo più tangibile e se le conservi serviranno ancora in futuro.

Fare chiarezza sulle cose che per te contano di più nella vita, può anche aiutarti a individuare con maggiore chiarezza quali obiettivi vuoi veramente inseguire.

Occhio però a non confondere questo esercizio con la cosiddetta vision board della famigerata legge dell'attrazione. Il compito non è raccogliere immagini delle cose che desideri avere o raggiungere in futuro. È raccogliere immagini di tutto quello che per te è realmente significativo, quello che ti piace, quello che conta, per il quale sei disposto a lottare. Ci può stare anche qualche obiettivo futuro, ma non solo.


Caro amico ti scrivo

Cosa vuol dire essere compassionevoli verso se stessi?

Non è di immediata comprensione perché il termine compassione può far pensare a cose tipo: lamentarsi, faticare poco, avere sempre la scusa pronta, raccontarsi un sacco di balle e concludere sempre con un non è colpa mia.

Invece autocompassione significa una cosa diversa. È un atteggiamento di grande accettazione, apertura e gentilezza verso se stessi.

Vuol dire non giudicarci in modo troppo aspro e severo. Prendersi per mano e rimediare agli errori invece di rimproverarsi. Esattamente come farebbe un vero amico.

Esiste una relazione tra autocompassione e resilienza: essere gentili, solleciti e affettuosi con noi stessi ci rende persone più capaci di affrontare le avversità perchè riusciamo a rialzarci più in fretta.

Inoltre l'autocompassione si lega anche a una maggiore felicità. Nessuno può essere veramente felice quando convive con un giudice interiore feroce pronto a punirlo per ogni sbaglio.

L'esercizio per coltivare l'autocompassione è un esercizio di scrittura e consiste nello scrivere una lettera a se stessi.

Pensa a qualcosa di te che non ti piace, che ti fa sentire insicuro. Qualcosa di cui ti vergogni, in cui credi di non essere abbastanza bravo o all'altezza delle tue stesse aspettative.

Può essere un aspetto del tuo carattere, un comportamento, una capacità che pensi di non avere (o di avere in modo non sufficiente); o anche qualcosa che non ti soddisfa nel tuo modo di fare con gli altri.

Una volta scelto l'argomento la prima cosa da fare è scrivere come ti senti. Cosa provi riguardo questo tuo difetto. Ti vergogni, ti fa rabbia, ti crea imbarazzo?

Puoi concederti il massimo della sincerità: tanto nessuno oltre te leggerà quello che stai scrivendo.

Il passaggio successivo è scrivere una lettera a te stesso in cui esprimi comprensione e accettazione riguardo questa parte di te che non ti piace.

Ecco alcune indicazioni per scrivere la lettera.

  1. Pensa a una persona che ti ama e che ti accetta in modo incondizionato per quello che sei. Cosa ti direbbe in proposito questa persona?

  2. Pensa che non esistono persone perfette e senza difetti. Pensa a quante altre persone oltre te si rimproverano esattamente la stessa cosa. Cosa diresti tu a loro?

  3. Prova a capire se quello che hai passato nella vita, o l'ambiente familiare in cui sei cresciuto, possano avere influenzato questo tuo modo di essere che giudichi negativo.

  4. Ora in modo sempre gentile e compassionevole domandati se c'è qualcosa che puoi fare per migliorare in questo aspetto di te che ti piace così poco. Pensa a qualche piccolo cambiamento che potresti mettere in atto per migliorare un po', senza pretendere la perfezione.

Inutile precisare che questa ultima parte è fondamentale per evitare che l'esercizio si trasformi in un povero me, ma in fondo nessuno è perfetto e poi non è nemmeno colpa mia. Non è quello lo scopo.

La lettera volendo puoi conservarla e rileggerla quando ne senti il bisogno.


Atti di gentilezza a casaccio

L'abbiamo fatto tutti almeno una volta di essere gentili con qualcuno senza aspettarci niente in cambio. Anche in situazioni in cui l'altra persona nemmeno si è accorta che stavamo facendo qualcosa per lei.

Questi atti di gentilezza fanno bene, non solo a chi li riceve, ma anche a chi li fa.

Una volta mi è capitato sul lavoro di avere a che fare con una persona in difficoltà. Ho cercato di aiutarla facendo delle cose che non ero tenuta a fare e che avrebbero anche potuto mettere in difficoltà me. Questa persona non l'ha mai saputo e quindi non ne ho ricevuto alcun guadagno, nemmeno un grazie. Eppure ho terminato la mia giornata lavorativa con un profondo senso di soddisfazione.


Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso


Tempo fa sono entrata in un bar del centro e ho chiesto un caffè. Quando sono andata alla cassa per pagare mi sono accorta di avere lasciato il portafogli a casa. Ho cominciato a frugare sperando di trovare qualche moneta in fondo alla borsa, ma niente, nemmeno un centesimo. Mi sono vergognata come una ladra. Ho spiegato alla cassiera cosa era successo e mentre la rassicuravo che sarei tornata in giornata a pagare il mio caffè, un perfetto sconosciuto ha dato un euro alla cassiera dicendo: lo pago io il caffè alla signora.

Non era una scusa per attaccare bottone o altro. Mi ha solo offerto il caffè ed è uscito dal bar mentre io ancora cercavo di contenere l'imbarazzo.

È stata una sorpresa molto piacevole che ha migliorato e di molto il mio umore.

La gentilezza fa questo effetto: quando la ricevi e quando la fai.

Quando è gentilezza vera, disinteressata; non uno scambio di dare e avere (che è tutta un'altra cosa).

L'esercizio prevede che tu faccia 5 atti di gentilezza in un solo giorno, possibilmente non verso la stessa persona.

Esempi? Vai a donare sangue, lascia il biglietto dell'autobus usato ma non ancora scaduto in bella vista alla fermata, aiuta un amico a svolgere un compito difficile, regala un pasto a una persona che ne ha bisogno, vai a trovare una persona anziana e sola.

Nello studio che hanno fatto per mettere alla prova la validità di questo esercizio si sono accorti che funziona meglio quando queste azioni sono concentrate in un solo giorno. Certo, nulla di male se ti impegni in un atto di gentilezza al giorno... ma a quanto pare se li concentri tutti assieme l'effetto sul tuo buon umore sarà molto più evidente.

È consigliato inoltre variare il più possibile i nostri gesti di gentilezza, per evitare che scadano nella routine e possano perdere di significato per noi e per l'altra persona.


Esercizi per tutti i gusti

Se l'idea di allenarti a essere più felice ti piace io ti consiglio di andare direttamente sul sito Greater Good in Action e guardare le pratiche proposte.

Ci si può anche registrare al sito, segnare gli esercizi già fatti, votarli e commentarli.

Ok, è in inglese. Ma le istruzioni per ogni esercizio sono poche e molto chiare. È sufficiente un inglese scolastico e si capisce tutto.

Quindi ti auguro di fare una buona ginnastica di felicità :)
E se ti va raccontami nei commenti come è andata!


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