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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

3 buoni propositi per il nuovo anno

Meditazione e mindfulness

Ecco finalmente un articolo originale e innovativo: un bell'elenco di buoni propositi per il nuovo anno!

Eheheheh... scherzi a parte: vero, verissimo, si può essere più scontati di così?

Eppure ogni nuovo inizio ha il suo fascino, porta con sé una promessa, o quanto meno una speranza. Viene proprio voglia di dire a noi stessi: via, ora mi scrollo di dosso un po' di questa vecchia polvere e comincio il nuovo anno con il piede giusto.

Quali sono i classici buoni propositi che facciamo a inizio anno? Dimagrire, mangiare in modo più salutare, fare sport, cambiare lavoro, risparmiare, guadagnare di più, leggere di più, studiare di più, curare meglio la casa, trovare un fidanzato, laurearsi, svegliarsi presto al mattino... la lista può essere infinita.

Ragazza sul divano brindisi

Auguri di buon anno a tutti!

Gli esperti di crescita personale ci dicono che non bisogna esagerare con questi buoni propositi. In fondo il 1° gennaio è solo una data sul calendario e non ha di certo il potere di trasformarci dall'oggi al domani in creature perfette, sempre sul pezzo, immuni a pigrizia, demotivazione e cattive abitudini. Insomma non dobbiamo fare l'errore di sopravvalutare il nostro io futuro, pensando che da domani saremo in grado di rivoluzionare la nostra vita. Molto meglio invece concentrare la nostra attenzione su pochi obiettivi, pochissimi, magari uno solo, e poi passare ad altro solo dopo averlo raggiunto.

Sappiamo anche che questi buoni propositi vanno tradotti in obiettivi concreti e misurabili e che ci serve un piano di azione. Insomma affermare: quest'anno voglio risparmiare non è molto utile. Risparmiare quanto? E come? Molto meglio dire: entro la fine dell'anno voglio mettere da parte una cifra X; e per farlo terrò monitorate tutte le spese, taglierò quelle superflue, e ogni mese il 10% delle mie entrate finirà nel salvadanaio.

Io concordo totalmente con questa impostazione e ho già pronto il mio piano di battaglia: alcuni obiettivi che vorrei raggiungere nel 2017 (uno dopo l'altro, non tutti assieme), le azioni concrete che dovrò fare per centrare i miei traguardi, qualche strumento che mi aiuti a essere costante e a non farmi abbattere nelle fasi di stanchezza e demotivazione che inevitabilmente arriveranno. Quest'anno poi ho deciso di stare molto attenta a programmare anche i momenti liberi, perché mi sono accorta che non farlo è un grave errore (e su questo vorrei tornare, prima o poi).

Bene, ma non è di questo che voglio scrivere in questo articolo.

Perché a ben guardarci, dietro questa faccenda del migliorarsi, degli obiettivi, delle robe fantastiche che ognuno di noi desidera portare a termine, c'è qualcosa d'altro che riguarda le nostre intenzioni. Al di là del fatto che io riesca o meno a fare quello che mi ripropongo e a ottenere determinati risultati, come voglio essere? Come voglio affrontare il mio quotidiano? Che atteggiamento voglio avere nei confronti della vita? delle altre persone? di tutto ciò che di bello o di brutto potrà accadere e che spesso ricade al di fuori della mia sfera di controllo?

Quindi - obiettivi a parte - ho formulato tre buoni propositi per il 2017, che cercherò di rinnovare per ogni nuovo giorno, anche se non si possono misurare né tradurre in risultati. Sono le mie intenzioni, il modo con cui vorrei sempre di più imparare ad affrontare la vita con le sue inevitabili asperità.
Però, siccome non amo le cose fumose e puramente di ispirazione, per ognuno di questi buoni propositi indicherò anche almeno una azione concreta, accompagnata da qualche spunto di approfondimento. Così spero di creare con questo articolo una piccola guida che sia utile per chi vuole condividere con me questi propositi (anche uno solo).

1. Gratitudine

Mi domando se esiste una persona al mondo che si senta completamente soddisfatta della propria vita. Ho il sospetto che anche i più fortunati, realizzati, quelli che sembrano avere tutto ciò che desiderano, sotto sotto abbiano i loro motivi di insoddisfazione, le loro giornate storte, il bisogno di migliorare qualcosina qua e là.

Il sospetto mi viene perché esiste un fenomeno che gli psicologi chiamano adattamento edonistico: la tendenza ad abituarsi a ciò che si ha e quindi a continuare a desiderare cose che non si hanno. Se questo è vero, dobbiamo concludere che siamo condannati a sentirci insoddisfatti a prescindere dai risultati che riusciamo a raggiungere e dai desideri che riusciamo a soddisfare?

Forse da un certo punto di vista è proprio così: fa parte della natura umana non accontentarsi mai ed è per questo motivo che costruiamo città, esploriamo lo spazio, spacchiamo atomi e cerchiamo la cura per il cancro.

Però dobbiamo fare molta attenzione affinché la spinta al cambiamento e al miglioramento non si traduca in una forma di insoddisfazione cronica.

È un po' come indossare una maglia pulita e accorgersi che è rimasta una piccola macchia. L'attenzione ti casca sempre lì, e a forza di guardarla quella macchia diventa sempre più grande e fastidiosa, al punto da annullare del tutto il piacere di indossare una bella maglia pulita.

Ecco, bisogna che la smettiamo di guardare sempre e solo la macchia, l'imperfezione, l'insoddisfazione, quel che ci manca. Non importa quando grande o importante possa essere il nostro insuccesso, certo è che se ci mettiamo a osservarlo in modo ossessivo lo vedremo sempre più grande di quello che è.

Un antidoto contro tutto questo esiste, e si chiama gratitudine. Significa imparare a guardare alla nostra vita con un paio di occhiali nuovi, che tolgano l'effetto scontato a tutto quello che abbiamo.

Basterebbe anche solo pensare che per un puro colpo di fortuna siamo nati dalla parte giusta del mondo: dove non c'è la guerra, di fame non si muore, si può andare a scuola, e quando sei malato puoi correre all'ospedale. A me tanto scontato non pare, visto che ancora in tante parti del mondo non è così.

Ecco, il mio primo proposito per il nuovo anno è di coltivare ancora di più la gratitudine, per ricordarmi ogni giorno che sono una persona molto fortunata perché nella mia vita c'è tanto benessere, opportunità, strumenti, affetti.

Coltivare la gratitudine si può fare con intenzione, giorno dopo giorno. Per chi è abituato a guardare sempre la macchia, a coltivare l'insoddisfazione e a confrontarsi sempre con gli altri, la gratitudine può sembrare un'idea difficile, astratta, forse persino fastidiosa. Ma si può imparare. Piano piano si diventa più consapevoli di tutte le piccole e grandi fortune che ci sono toccate e si impara ad apprezzare davvero cose che prima si davano per scontate.

Azioni pratiche - Diario della gratitudine: scrivere ogni sera su un quaderno tre cose per le quali ci sentiamo grati. Insistere anche quando non ci viene in mente niente. Va bene anche ripetere cose già scritte. A forza di ripetere l'esercizio giorno dopo giorno il nostro sguardo sulle cose può cambiare, e anche di molto.

Articoli: La gratitudine e il segreto della felicità

Lettura: Thanks!: How Practicing Gratitude Can Make You Happier di Robert Emmons (in inglese)

2. Stare nel presente

Pensa a una persona che cammina. Lo può fare in modi diversi. Con il passo lento, strascicato, lo sguardo basso, voltandosi spesso indietro. Oppure cammina in fretta, con il busto proteso in avanti, come se volesse proiettarsi oltre. O in un altro modo ancora: rilassato, centrato, con lo sguardo poco avanti e un passo dopo l'altro, a ritmo.

Il secondo dei miei buoni propositi per il 2017 è di imparare ad avanzare nella mia vita nel terzo modo: ben radicata nel presente, senza rimpianti e senza inutili fughe in avanti. Questa per me è una vera sfida perché da brava ansiosa quale sono ho la tendenza a proiettarmi sempre nel futuro.

Ho scoperto proprio lavorando a questo blog che la capacità di stare nel presente è essenziale se hai dei progetti a lungo termine. Se sei motivato solo dal traguardo futuro, ti stanchi molto prima di finire. Scrivere richiede la capacità di passare molte ore da soli, seduti a una scrivania, cercando di dare forma ai pensieri, avanzando lentamente, riscrivendo e correggendo. Viene bene quando riesci a essere presente e calato in quello che fai, quando riesci a stare nel flusso. Al contrario, se non vedi l'ora di finire e di goderti l'articolo pubblicato e i complimenti dei lettori, ti ritrovi tuo malgrado a scrivere malamente, di fretta, con il solo desiderio di arrivare in fondo... e non viene altrettanto bene.

Ma non è solo in questo genere di cose che si manifesta l'importanza di stare radicati nel presente. Puoi vedere la magia del presente in azione in mille altri modi: quando resti bloccato nel traffico per esempio. Se fai resistenza a quello che sta accadendo e scalpiti sperando che la fila si sciolga presto, ottieni nervosismo ed esasperazione. Al contrario puoi scegliere di stare a tuo agio nel disagio: ti rilassi, ascolti il tuo respiro, ti guardi attorno, restando nel presente e accettandolo per come è. Tanto, in entrambi i casi, arriverai a casa sempre allo stesso orario.

O ancora puoi osservare l'importanza di stare nel presente quando devi affrontare una situazione difficile, che ti mette un po' di ansia. Se la affronti momento per momento e non permetti alla tua mente di scattare in avanti per presagire dolore, disagio o sconfitta, diventa tutto più facile. Un istante alla volta si affrontano anche le situazioni più difficili.

Quando arrivi a sera c'è una differenza profonda di qualità a seconda di come hai saputo affrontare la giornata. Una giornata calata nel presente, fatta di una alternanza di momenti buoni e meno buoni, sarà sempre più soddisfacente di una trascorsa cercando di sfrecciare tra un impegno e l'altro con l'ansia di andare sempre oltre.

Quando agisci in base alla consapevolezza del presente, tutto quello che fai, anche l'azione più semplice, si impregna di un senso di qualità, di cura e di amore - Ekhart Tolle

Al contrario, quando disprezzi il momento presente e riponi tutte le tue aspettative di soddisfazione, di gioia e di felicità nel futuro, ti ritroverai inevitabilmente impoverito e inutilmente stressato.

Azioni pratiche - Per allenare la mente a stare nel presente: meditazione (possibilmente una volta al giorno), yoga, e pratiche di mindfulness informali.

Articoli
Mindfulness. Cos'è e perché ci fa bene
Cinque minuti al giorno per cominciare a meditare
4 esercizi di meditazione per persone indaffarate

Libri
Dovunque tu vada, ci sei già. Una guida alla meditazione, di Jon Kabat Zinn.
Il potere di adesso. Una guida all'illuminazione spirituale di Ekhart Tolle.

AccettAzione

Non amo molto questi giochi di parole con azione, mente, eccetera, però stavolta cedo alla tentazione perché accettAzione sintetizza troppo bene un'idea che mi piace molto e che spesso purtroppo viene fraintesa.

Accettazione è un'idea chiave della mindfulness: Non puoi imparare a stare nel presente se prima non lo accetti, nel bene e nel male. Si accetta quindi anche il dolore, il fallimento, la noia, il dubbio. Si prova a fare spazio a tutto ciò che accade dentro e fuori di noi, lo si accoglie, a prescindere dal fatto che sia bello o brutto, buono o cattivo, benefico o doloroso. Senza respingere, rifiutare o reprimere.

Questa idea di accettazione però corre il rischio di venire fraintesa. Accettazione vuol dire passività? Rassegnazione? Rinuncia? Vuol dire che devo prendere le cose così come vengono e non fare niente per cambiarle anche quando non mi piacciono?

No, niente di tutto questo. L'accettazione è qualcosa che viene prima e che getta le basi per compiere azioni utili ed efficaci. Accettazione significa mantenere il contatto con la realtà. Non raccontarsi bugie e riconoscere l'esistenza dei problemi quando li incontriamo.

Ci sono cose che semplicemente succedono. Ricadono completamente al di fuori della nostra sfera di influenza e queste sì, non possiamo fare altro che accettarle per come sono, se non è in nostro potere cambiarle.

Per tutto il resto, l'accettazione diventa accettAzione: riconosco l'esistenza della mia realtà, me ne assumo la responsabilità al 100% e agisco di conseguenza. Se c'è un problema cerco di risolverlo; se mi trovo davanti a una realtà sgradevole, la guardo per quello che è e poi la affronto.

Spesso quando siamo insoddisfatti di qualche aspetto della nostra vita, finiamo con l'opporci a esso con tutte le nostre forze.

Quanto odio il mio lavoro! Ah se solo potessi avere qualche soldo in più! Questa società è malata, non c'è meritocrazia, per questo mi trovo a questo punto! Non avrei mai dovuto dare retta ai miei genitori, dovevo fare di testa mia, è tutta colpa loro se mi trovo in questa situazione! Non è giusto che sia successa questa cosa proprio a me! Guarda tizio e caio, a loro viene tutto facile, perché per me è così difficile? Non ho avuto abbastanza fortuna nella vita! Perché devo sentirmi così male? Io voglio solo stare bene! Se solo le persone fossero meno egoiste!

Ogni volta che dirigiamo il nostro pensiero verso questo genere di lamentele, di fatto stiamo cercando di resistere alla realtà, etichettandola come ingiusta o inaccettabile, e nello stesso tempo spostiamo la responsabilità fuori di noi. Questo è un atteggiamento che alla lunga porta alla paralisi, all'incapacità di affrontare la vita e le sue complicazioni.

Dovremmo invece provare a dire: ah ok, questa è la situazione, bene prendiamone atto, mettiamoci comodi, facciamo spazio e accogliamo dentro di noi questo disastro. Facciamo un respiro profondo. E ora, a poco a poco, rimbocchiamoci le maniche e vediamo cosa si può fare.

Accettazione significa poggiare ben bene i piedi per terra e da lì muovere qualche passo. Il rifiuto, al contrario, ci rende malfermi sulle nostre gambe.

Il modo più efficace di cominciare a realizzare dei cambiamenti nella tua vita è iniziare ad accettarla completamente. Immagina di camminare sul ghiaccio. Per fare il primo passo in sicurezza devi prima trovare un buon punto d'appoggio. Se provi ad andare avanti senza prima avere fatto questo, probabilmente cadrai dritto a faccia in giù. L'accettazione è come trovare quel punto d'appoggio. È una valutazione realistica di dove sono i tuoi piedi e di quali sono le condizioni del terreno. Non significa che ti piaccia essere in quel punto o che tu intenda rimanere lì. Una volta che hai un buon punto di appoggio, puoi fare il passo successivo più efficacemente. Più accetti pienamente la realtà della situazione - per com'è qui e ora - più efficacemente puoi fare qualcosa per cambiarla - Russ Harris

Azioni pratiche - Allenarsi ad affrontare le situazioni che ci mettono a disagio, senza tentativi di evitamento, a cominciare dalle piccole cose. Non cercare di procrastinare gli impegni spiacevoli o semplicemente noiosi. Impegnarsi a non lamentarsi.

Articoli
5 passi per affrontare i brutti pensieri
Quello che davvero ti impedisce di goderti la vita

Libri
La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere di Russ Harris


Ricapitolando, i miei buoni propositi per il nuovo anno sono questi.

  • Coltivare la gratitudine e riconoscere ogni giorno tutto il bello che mi circonda.

  • Cercare di concentrarmi nel presente, evitando le fughe in avanti, apprezzando ogni piccolo passo del mio percorso.

  • Praticare l'accettazione e agire affrontando i problemi e le difficoltà che inevitabilmente incontrerò.

Queste sono le mie intenzioni, l'atteggiamento con il quale vorrei riuscire ad affrontare il nuovo anno. Come dicevo prima, non vanno confusi con gli obiettivi. Non sono infatti traguardi da raggiungere, ma attitudini interiori da coltivare sempre, come se ogni alba fosse un capodanno.

E ora mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi buoni propositi per l'anno nuovo ;)


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