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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

I soldi danno la felicità?

Felicità

Bella domanda.
A rispondere ci hanno provato in molti, economisti e psicologi soprattutto, producendo una montagna di studi da cui è emersa una risposta precisa e inequivocabile.

Sì, No, Forse, Dipende.

Direi che la questione non è affatto chiarita, non del tutto almeno.

Avere una buona disponibilità economica è un obiettivo desiderabile e senza dubbio ci rende la vita più facile.
Però capire di preciso l'impatto che i soldi hanno sul benessere delle persone è tutt'altro che facile.

Monete


Il paradosso della felicità

Richard Easterlin, professore di economia alla Università della California, ha dedicato buona parte della sua carriera a studiare il rapporto tra ricchezza e felicità.

Il suo primo articolo in questo campo è del 1974: La crescita economica migliora il destino degli uomini? - Does Economic Growth Improve The Human Lot?

Easterlin prese in considerazione paesi diversi e chiese alle persone di valutare quanto si sentivano felici. Scoprì alcune cose interessanti e di non facile interpretazione.

  1. Se prendi persone che vivono nello stesso paese, scopri che le persone più ricche di solito sono più felici.

  2. Se metti a confronto paesi diversi scopri che gli abitanti dei paesi più poveri non sono meno felici di quelli dei paesi più ricchi. Per esempio Cuba ed Egitto risultavano più felici della Germania (ovest) e del Giappone.

  3. Quando in una nazione il benessere economico cresce, non cresce la felicità dei suoi abitanti.

L'hanno chiamato paradosso della felicità, o anche paradosso di Easterlin. Se in media le persone più ricche sono anche le più felici, ci si aspetterebbe che un aumento del benessere economico di una nazione porti anche più felicità. E invece questo non succede.

Anzi, Easterlin studiando i dati americani aveva verificato che era successo addirittura il contrario: tra il 1960 e il 1970 gli americani erano diventati più ricchi ma meno felici.

Anche lo psicologo Philip Brickman, che ha studiato persone che avevano vinto alla lotteria, ha trovato risultati simili.

Tu come ti sentiresti a vincere un sacco di soldi? Io credo che mi sentirei molto felice, almeno sul momento. Ma poi?

Una villa con la piscina

Un posticino così proprio schifo non farebbe ;)

Brickman studiò proprio un gruppo di persone che aveva vinto somme importanti alla lotteria e si accorse che questa ricchezza improvvisa non si traduceva affatto in un aumento della felicità. Passata la prima fase di euforia, le persone si erano abituate al nuovo tenore di vita e il loro livello di felicità tornava a essere quello di prima.

Ma perché succede?


Perché credi che sia ora di cambiare il tuo smartphone

Nel 2011 io non avevo uno smartphone. Ne desideravo uno ma non lo volevo comprare perché in quel momento mi sembrava solo un capriccio.
Una sera mio marito tornò a casa con un bel sacchetto bianco tutto per me; dentro c'era un bell'iPhone 4s, l'ultimo gioiellino di mamma Apple.
Proprio un bel regalo. Mi piacciono i giocattolini elettronici, mi piace avere le email e internet sempre a portata di mano. Insomma traevo una certa gioia dal possedere quell'oggetto.

Ma quanto è durata? Quanto tempo ci ho messo per abituarmi?
Poco. Qualche settimana? Vogliamo dire un paio di mesi?
Presto quel telefono è diventato un accessorio del tutto ordinario.

Questa cosa succede sempre con i beni materiali, da quelli più comuni - come un paio di jeans nuovi - a quelli più impegnativi come un'auto o una casa. Ci abituiamo ad averli e smettono di darci piacere. A quel punto ne desideriamo altri: più belli, più nuovi, più avanzati, più grandi, più alla moda.

Questo fenomeno si chiama adattamento edonistico e spiega perché all'aumentare del reddito non sempre aumenta anche il benessere percepito. Guadagni di più, vuoi di più per raggiungere lo stesso livello di soddisfazione di prima. Oggi sei felice di avere comprato una city car, domani per sentirti altrettanto felice dovrai comprati un fuori strada.

Questo fenomeno dobbiamo tenerlo bene a mente quando sentiamo l'impulso di fare un nuovo acquisto, e anche tutte le volte che ci sentiamo scontenti delle cose che abbiamo. Cambiare l'auto, o prendere quel paio di jeans alla moda ci darà sicuramente un po' di gioia e di conforto... ma sarà di breve durata. Il rischio è che di trovarsi intrappolati nella ruota del criceto: correre per avere più soldi per comprare oggetti che ci fanno stare bene sul momento ma che poi accantoniamo per desiderarne altri.

Un antidoto contro questa trappola micidiale? Gli esercizi di gratitudine. Sospetto che potrebbero essere molto utili per farci ritrovare un po' di gioia per le cose che già abbiamo.


Il prezzo della felicità? 75.000 dollari all'anno

Negli ultimi anni sono usciti alcuni studi che hanno rimesso in discussione il paradosso della felicità.

Betsey Stevenson e Justin Wolfers, due economisti dell'Università del Michigan, si sono messi a rimaneggiare dati di livello internazionale e hanno concluso che il paradosso di Easterlin non esiste: le persone che vivono nei paesi più ricchi si sentono sempre più felici di quelle che vivono nei paesi più poveri e nelle fasi di grande crescita economica delle nazioni si osserva una crescita anche nel livello di felicità soggettiva delle persone.

Non è chiaro come mai i loro dati dicano l'esatto contrario di quelli di Easterlin. Gli autori dicono che forse i dati di Easterlin erano pochi e che adesso abbiamo a disposizione database più completi e più ampi. Immagino serviranno altri studi per dirimere la questione.

C'è poi un altro studio molto interessante, condotto addirittura da due premi nobel per l'economia: Daniel Kahneman e Angus Deaton.

Lo studio riguarda solo la realtà degli Stati Uniti e non si occupa quindi di mettere a confronto paesi e culture diverse.

Kahneman e Deaton hanno deciso di guardare a due aspetti diversi del benessere. In pratica hanno detto: non ci basta andare in giro a chiedere alle persone se sono felici. Vogliamo chiedere due cose diverse:

a) quanto si sentono complessivamente soddisfatti della loro vita
b) quanto si sono sentiti felici negli ultimi giorni.

In effetti non è la stessa cosa, no?

Ecco cosa hanno scoperto.

  • Il livello di soddisfazione cresce sempre al crescere del reddito: più le persone guadagnano, più sono contente della loro vita

  • La sensazione di felicità invece segue una tendenza diversa: cresce al crescere del reddito ma solo fino a una certa soglia. Oltre quella soglia anche se il reddito cresce, non cresce la sensazione di benessere

  • I più poveri sono meno soddisfatti e meno felici; inoltre nelle situazioni difficili come divorzi, malattie e solitudine, le persone povere soffrono di più di quelle ricche

Abbiamo concluso che un reddito alto è in grado di comprare il senso di soddisfazione per la propria vita, ma non la felicità. E che avere un basso reddito è associato sia a poca soddisfazione nella vita, sia a un basso livello di benessere emotivo.

Insomma: povertà non fa mai rima con felicità. La ricchezza invece ci rende più soddisfatti, ma - oltre una certa soglia - non necessariamente più felici.

La soglia che hanno trovato Kahneman e Deaton è di 75.000 dollari all'anno (circa 63.000 euro). Può sembrare un po' alta, ma bisogna tenere conto che il reddito medio negli Stati Uniti è molto più alto di quello del nostro paese.

Il succo del discorso è che quando i soldi non sono sufficienti a pagare l'affitto, il cibo, le bollette, l'istruzione, le persone stanno ovviamente male: si sentono poco soddisfatte della loro vita e le loro giornate sono dominate dalle preoccupazioni.
I soldi comprano sia la felicità che la sensazione di avere una vita soddisfacente. Però solo fino a un certo livello di reddito. Oltre quella soglia guadagnare di più non ci fa sentire più felici.

È chiaro - ma forse meglio precisarlo - che queste ricerche sono fatte su grandi numeri di persone e individuano delle tendenze di massima. Ci raccontano ciò che succede nella maggioranza delle situazioni, ma poi le storie personali possono essere anche molto diverse e contro tendenza. Esistono sicuramente persone piene di soldi ma insoddisfatte, così come esistono persone di condizioni economiche molto modeste che tutto sommato fanno una vita serena. Un conto sono i grandi numeri, un conto sono le storie personali.


Comprare tempo, comprare esperienze

Il ragionamento sul rapporto tra soldi e felicità deve però comprendere anche un'altra questione cruciale: cosa ci facciamo con questi soldi?

È ovvio che non sono i soldi in sé a renderci felici: solo Paperon de Paperoni poteva trovare gioia nel tuffarsi letteralmente nel suo danaro.

A darci benessere è quello che possiamo acquistare con i soldi.
Beni materiali, che ci rendono la vita comoda e piacevole. Però - e l'abbiamo visto prima - c'è quel giochetto dell'adattamento edonistico, per cui sappiamo che le emozioni positive che ci procuriamo grazie a questi beni sono di breve durata.

Però con i soldi non si comprano solo oggetti. Ci sono almeno altre due cose che possiamo comprare con i soldi e che possono avere un grande impatto sulla nostra felicità.

La prima cosa è il tempo: la risorsa più preziosa che abbiamo. Ok è vero, il danaro non può comprare il tempo. Non posso avere le giornate di 26 ore pagando un abbonamento alla modica cifra di 100 euro mensili.
Però i soldi possono comprare beni e servizi con i quali io posso riprendermi il mio tempo.
Esempi?
Compro una casa più vicina al posto di lavoro in modo da ridurre il tempo degli spostamenti. Compro servizi, dalla lavanderia ai pasti già pronti, così devo usare meno tempo nella gestione domestica. Delego una parte del mio lavoro a un'altra persona e la pago. E questo tempo che mi riprendo lo impiego in attività che mi rendono felice: famiglia, figli, amici, volontariato, sport, hobby.

E poi posso comprare esperienze.
Se devi scegliere tra un viaggio e un nuovo portatile, come ti comporti?
Un ragionamento classico è questo: compro il portatile perché la vacanza poi passa e non mi resta niente, il portatile invece mi resta.
Secondo gli studi di Thomas Gilovich, professore di psicologia alla Cornell University, è un ragionamento sbagliato.


Investire in esperienze sembra che abbia un impatto molto significativo sulla nostra felicità. Un viaggio, un concerto, un corso, le attività sportive, il cinema, il teatro, il museo... non ci lasciano nulla di materiale, ma diventano parte di noi, ci arricchiscono in modo permanente e spesso ci mettono in rapporto con altre persone. Sono quindi molto più interessanti degli oggetti dal punto di vista della felicità.


Tre regole per sintetizzare

Dopo questa lunga carrellata di studi sul rapporto tra soldi e felicità possiamo trarne qualche conclusione pratica? Qualche consiglio per la nostra vita?

Io ho trovato tre spunti interessanti.

  1. Intanto i soldi fanno sicuramente la felicità... per chi non ne ha abbastanza. Abbiamo bisogno di raggiungere quel livello di reddito che ci consente di fare fronte alle necessità più importanti. Le ricerche dicono che quando non c'è questa sicurezza le persone sono preoccupate, ansiose, e decisamente poco felici (che poi non c'era bisogno di farselo dire dalle ricerche scientifiche).

  2. Una volta raggiunto il livello di sicurezza, affannarsi a fare sempre più soldi è poco utile per la nostra felicità. Meglio investire tempo ed energie nelle relazioni, negli affetti, nella cura della salute, in attività che rendano la vita ricca di significato.

  3. Avere più soldi non significa per forza comprare più oggetti. Anzi, le cose dopo un po' ci stufano. Se rincorriamo di continuo il piacere legato agli oggetti finiamo nella trappola del criceto che corre nella ruota. Molto meglio allora usare i soldi per recuperare tempo e per fare esperienze (magari assieme alle persone che amiamo).

Com'era la domanda iniziale?
I soldi comprano la felicità?
Azzardo le mie conclusioni.
Forse sì, ma non del tutto, e solo fino a una certa soglia.
Da lì in poi dipende da come scegliamo di spenderli.

E le tue conclusioni invece quali sono? Come risponderesti a questa domanda?


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