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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

Rimandi sempre tutto a domani? Scopri perché lo fai e come smettere

Crescita personale, Cambiamento

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.
Publilio Siro, Sentenze

Se hai letto decine di articoli sulla procrastinazione, ma ancora non hai trovato il modo giusto per smettere, forse il problema è che non hai capito il vero motivo per cui lo fai. La tendenza a rimandare sempre i propri impegni infatti può avere cause diverse, a cui corrispondono soluzioni diverse.
Se scopri perché stai procrastinando, scoprirai anche quale è la strategia giusta per smettere.

Coniglio con orologio

A quanto pare la tendenza a rimandare di continuo impegni e attività è la malattia del secolo. Nessuno è del tutto immune e in molti cercano la ricetta segreta per guarire.
Procrastinare ha un costo. Lo paghiamo in termini di scadenze non rispettate, panico dell'ultimo momento, lavoro malfatto, insoddisfazione, senso di inadeguatezza.
Ma qual è il problema? Da dove viene questo impulso a rimandare sempre a domani? Perché per molte persone sembra impossibile fare le cose per tempo?

La risposta potrebbe sembrare semplice: la procrastinazione è figlia della pigrizia. Non hai voglia di lavorare, non hai voglia di studiare, non hai voglia di pulire la tua camera, non hai voglia di andare a correre, o in palestra. Sei semplicemente pigro. Hai solo bisogno che qualcuno ti punti il dito contro e che dica: hey bello, datti una mossa, metticela tutta, piantala di poltrire.

E invece non funziona così. Chi è affetto da questa tendenza a rimandare di continuo le proprie attività potrebbe anche non essere affatto pigro. E non ha bisogno di una scrollata. Piuttosto ha bisogno di capire perché sta procrastinando. E la risposta potrebbe non essere affatto scontata.

1. Stai procrastinando perché ti senti sopraffatto dal compito che ti aspetta?

Hai un esame difficile da studiare. La tesi di laurea o di dottorato da scrivere. Un progetto molto impegnativo che il tuo capo ti ha assegnato come obiettivo da raggiungere entro l'anno.

Ma anche cose meno importanti possono farci sentire sopraffatti: a me per esempio - giuro - succede due volte all'anno con il cambio stagionale degli armadi. Osservo il caos che regna tra ripiani e cassetti e mi dico: non ce la posso fare.

In questi casi è facile sentirsi inermi, disarmati. Hai la sensazione di dovere svuotare l'oceano con un cucchiaio. O spianare una montagna un sassolino alla volta.
L'obiettivo da raggiungere è così distante che cominciare a lavorarci sembra inutile. Che senso ha sacrificare un intero pomeriggio d'estate a scrivere 4 pagine di tesi, se per finire ne devo mettere assieme 200?
Ti senti anche frustrato pensando a quante attività piacevoli sei costretto a rinunciare.

Se il problema è questo, cioè stai rimandando perché il compito che devi svolgere ti sembra più grande di te, le strategie migliori da applicare sono queste:

Comincia
Concentrati sulla prima azione da fare e cerca di mettere a tacere tutti gli altri pensieri. Soprattutto non pensare all'obiettivo. Lascialo proprio andare. Decidi solo di cominciare e stai a guardare. Spesso il primo passo è difficile, ma quelli successivi vengono da sè e manco te ne accorgi.

Usa la tecnica del pomodoro
Questa è una tecnica amatissima dagli esperti di crescita personale. Funziona abbastanza bene quando devi affrontare lunghe sessioni di lavoro. In sintesi: prenditi un timer - a forma di pomodoro se così ti piace ;) - mettilo su 25 minuti (o anche 30) e poi impegnati a lavorare solo per quella mezz'ora. Quando il timer suona, fai una pausa di 5 o 10 minuti e ricomincia. Mentalmente prendi l'impegno di concentrarti solo un pomodoro alla volta. Non tutto il giorno o tutto il pomeriggio. Mezz'ora per volta. Pomodoro dopo pomodoro. Per approfondire leggi l'articolo su creatività, concentrazione e pomodori (c'è anche un breve video per spiegare come trarre il meglio dalla tecnica).

Programma momenti di svago
Non pianificare di lavorare 12 ore al giorno 7 giorni su 7. Piuttosto cerca un ritmo sostenibile. Programma le tue ore di lavoro ma anche quelle di svago. E scrivi il tuo programma. Fai in modo che il tuo cervello sappia che ci saranno ricompense durante il tragitto, che non dovrai arrivare in apnea alla fine. E poi prenditi le pause programmate. Ne hai bisogno. Ti aiutano a mantenere una buona qualità di lavoro/studio e a non crollare a metà strada.

2. Stai procrastinando perché hai paura di fallire?

Ci sono persone, anche dotate di grande talento, che non migliorano mai e non riescono a fare fruttare le loro qualità. Hanno talmente bisogno di riuscire, di avere successo, che si bloccano completamente davanti alla paura di fallire.
Se non ci provi, non saprai mai quali possibilità reali di successo ci sono. E potrai raccontarti questa favoletta: ah se solo mi fossi impegnato veramente, se avessi dato il 100%, a quest'ora con le mie capacità chissà dove sarei arrivato.
Questa è una vera e propria trappola, che ti può bloccare anche per tutta la vita. Quante persone fanno così? Quanti hanno un sogno nel cassetto e lo lasciano lì per paura di scoprire cosa succede se si impegnano davvero a realizzarlo? Pur di non rischiare il fallimento stanno fermi.

Se hai il dubbio che questo sia il tuo caso, se pensi cioè che il tuo rimandare a domani dipenda dalla paura di fallire, la tecnica giusta da utilizzare è farsi queste domande:

Qual è la cosa peggiore che può succedere?
Se dovessi davvero fallire l'obiettivo che conseguenze ci sarebbero? Come mi sentirei? Un fallimento sarebbe veramente insopportabile? O potrei comunque trarne qualche insegnamento e fissare nuovi obiettivi?
Si tratta di guardare in faccia la paura del fallimento e di tradurla in uno scenario realistico.

Cosa posso fare ora?
In che modo posso aumentare le mie possibilità di successo? Invece di restare paralizzato dalla paura di fallire, c'è qualcosa che posso fare per dare il meglio di me? Qualche trappola che già intravedo nel cammino e che posso prepararmi a evitare? Un mio punto debole che so potrebbe danneggiarmi e con il quale devo venire a patti?

Farsi queste domande significa dirigere in modo positivo la preoccupazione che deriva dalla paura di fallire.
La vera sicurezza in se stessi non è ripetere in modo ossessivo che tutto andrà bene. Significa invece dire: sono preparato al peggio, e quindi ora mi posso concentrare su quel che serve per fare andare le cose al meglio.

3. Stai procrastinando perché hai paura di sbagliare?

Paura di sbagliare e paura di fallire sono sorelle gemelle, ma, almeno secondo me, non sono la stessa cosa.
La paura di fallire si innesta quando quello che abbiamo davanti è un progetto importante, un obiettivo futuro nel quale stiamo riponendo grandi aspettative.
La paura di sbagliare è molto più terra terra e può bloccarci anche sulle piccole cose.
Qui a fare da zavorra è soprattutto il perfezionismo, cioè quell'assurda pretesa di fare sempre qualsiasi cosa al meglio, e di non consentire a se stessi di sbagliare.

Ti accorgi che stai procrastinando per paura di sbagliare quando per esempio sul lavoro continui a chiedere consiglio al collega più esperto o al capo. Chiedere aiuto è utilissimo, in certe situazioni indispensabile, ma difficilmente gli altri potranno dirti esattamente come devi fare. Arriva il momento in cui tocca a te assumere il rischio di sbagliare, anche se non hai le idee del tutto chiare. Insistere per cercare di chiarirtele comincia a puzzare di procrastinazione ;)

Il timore di sbagliare spesso è legato al timore del giudizio altrui, e quindi si manifesta soprattutto quando il compito che dobbiamo portare a termine dovrà poi essere valutato da altri.

Come fare quindi per smettere di procrastinare se a bloccarti è il timore di sbagliare e di essere quindi giudicato male?

Smetti di identificarti con il tuo compito
Tu non sei quello che fai. Un giudizio sul frutto del tuo lavoro, non è automaticamente un giudizio verso di te come persona. Se impari ad accettare di buon grado le critiche troverai più agevole cominciare a darti da fare anche quando non ti senti proprio del tutto sicuro di quello che stai facendo.

Procedi per approssimazioni successive (se la situazione lo consente)
Se hai paura di sbagliare, invece di restare paralizzato pensando a quale possa essere il modo per azzerare l'errore, mettiti in testa che quello che devi fare è solo una bozza. Un preliminare. Forse davvero non hai tutti gli elementi che ti servono per completare quella cosa al meglio. Ma se è una cosa di cui ti devi occupare, allora fallo. Tieni presente che molto probabilmente l'unico che si aspetta da te la perfezione, sei tu stesso.

Colloca gli eventuali errori nella loro giusta dimensione
La paura di sbagliare non è sempre negativa. In alcune circostanze agire con i piedi di piombo è indispensabile.
Prova quindi a capire quali sono le priorità in quello che stai facendo.
Ci sono errori che potresti commettere con conseguenze negative su di te e sugli altri? Ok, allora qui fatti aiutare dalla paura di sbagliare e procedi con il massimo della prudenza e attenzione.
Molti altri possibili errori invece non producono gravi conseguenze (se non al tuo ego). Al massimo rischi una lavata di capo da un superiore. In questo caso molla la paura, non ti serve. È ancora una volta solo il perfezionismo che ti sta paralizzando.


Per ora ho identificato queste tre cause principali di procrastinazione, e ci sto lavorando ogni giorno. Ne esistono sicuramente altre. Il tema è complesso e comprende molti aspetti.

Uno di questi è la gestione del tempo. Rimandare sempre a domani è anche sintomo di poca consapevolezza su come gestiamo veramente le nostre giornate. Facile arrivare a sera e non avere svolto un'attività che era in programma, e doverla rimandare a domani.
La percezione del tempo è soggettiva e spesso sbagliamo a stimare il tempo necessario a svolgere le diverse attività.

Per questo ho deciso di accrescere la mia consapevolezza al riguardo.
Io so che trascorro mediamente 8 ore al giorno per dormire. Altre 9 se ne vanno per il lavoro, spostamenti compresi (al momento non ho intenzione di indagare nel dettaglio come trascorro queste ore di lavoro, lo farò in un secondo momento).
Restano altre 7 ore al giorno (nei giorni feriali). Cosa faccio esattamente? Quanto tempo se ne va per la gestione della casa? Quando per la cura di me stessa? Quanto per questo blog? Quanto per il relax? Quanto per la famiglia?
E il fine settimana?
Sinceramente non lo so. Ma ho intenzione di scoprirlo, e per questo da oggi per un paio di settimane almeno quello che farò sarà registrare ora per ora le mie attività.
Il passo successivo sarà trovare un sistema per migliorare la gestione del mio tempo.

(L'immagine è di Joe Penniston via Flickr).


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