Newsletter febbraio 2026
Mi sono accorta che negli ultimi anni il mio rapporto con le emozioni è cambiato. Per molto tempo ne ho avuto paura. Avevo la sensazione che rabbia, tristezza e paura bussassero alla mia porta troppo spesso e soprattutto in modo troppo violento. Non volevo sentirle, non con quella intensità, e quindi facevo di tutto per anestetizzarle.
Per molti anni ci ho fumato sopra (le sigarette fanno questo lavoro in modo egregio, peccato che nel frattempo ti uccidono). Ma anche dopo avere smesso di fumare, le vie di fuga non mancano: un po’ di scroll infinito sui social, fasi di iper-focus creativo, acquisti impulsivi.
Credo che cercare di non sentire le emozioni quando sono troppo forti sia normale, e che tutti in qualche misura abbiamo bisogno di tanto in tanto di un diversivo. Però ho notato in me una differenza sostanziale rispetto al passato: spesso riesco a lasciarle fluire senza bisogno di bloccarle.
È come se avessi scoperto che dentro di me, da qualche parte, esiste un posto sicuro da cui osservare le tempeste. Un luogo di distanza, dove le emozioni si sentono, e pure forte, ma si possono guardare e si può lasciare che facciano il loro corso. Non succede niente di terribile, alla peggio si soffre, a volte tanto, a volte poco, ma le emozioni tendono a comportarsi come un’onda, avanzano, hanno il loro picco, poi scendono e si dissolvono in schiuma sulla sabbia.
In un libro di Brené Brown, ora non ricordo esattamente quale, ho letto che se si decide di chiudere alle emozioni negative, si finisce con il lasciare fuori anche quelle positive. La finestra da cui passano, dice lei, è sempre la stessa. Non puoi scegliere cosa provare: se chiudi, chiudi a tutto.
E in effetti mi sono accorta che negli ultimi anni sono diventata progressivamente più capace di godere delle piccole cose, quei momenti in cui ti arriva una zaffata di buon umore senza motivo. Una soddisfazione per una pagina ben scritta, per una tazza di tè caldo al momento giusto, un acquisto azzeccato, un tramonto inaspettato, una telefonata o un pensiero gradito.
Anni fa ho letto un libro che mi è molto piaciuto su questo tema. Si chiama Agilità emotiva, della psicologa americana Susan David.
Fare ciò che conta nei momenti di stress
Questa volta non vi consiglio un libro, ma un opuscolo dell’OMS, che ha tra le altre cose il vantaggio di essere gratis 😊
Si tratta di una guida creata per supportare le persone nell’affrontare le avversità. Si basa sui principi dell’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) ed è stata ideata da Russ Harris, che qualcuno di voi sicuramente conosce come autore del libro La trappola della felicità.
Mi è piaciuta perché è molto semplice – ma non banale. Puoi leggere i fumetti, esercitarti con le pratiche proposte, che sono anche in formato audio. Tutte molto brevi, di pochissimi minuti, e devo dire che io le trovo utili.
Sono piccole cose ma messe in pratica quotidianamente riescono a dare sollievo. In questa forma così semplice e accessibile diventano adatti a chiunque, anche a chi non ha voglia di leggersi un intero libro.
Il titolo stesso dice in estrema sintesi il principio cardine su cui si basa il tutto: non possiamo controllare pensieri ed emozioni, ma le azioni sì. E se riusciamo a orientare le nostre azioni in modo coerente con i nostri valori, diventa più facile attraversare le tempeste.
Si può scaricare da qui – > Fare ciò che conta nei momenti di stress
Anche stavolta vi saluto con un haiku, di Kobayashi Issa.
A ogni cancello
la primavera comincia
dal fango sui sandali
Io la primavera quest'anno la attendo con impazienza, visto che l'inverno mi ha lasciato qualche cicatrice addosso.
Ci rileggiamo il mese prossimo.
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