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I doni dell'imperfezione - di Brené Brown

Libri, Perfezionismo

Libro I doni dell'imperfezione di Brené Brown

-I doni dell'imperfezione. Abbandona chi credi di dover essere e abbraccia chi sei davvero-

Svegliarsi ogni mattina pensando:

Non importa cosa riesco a fare e cosa resta ancora da fare, io sono abbastanza.

E andare a letto la sera pensando:

Sì, sono una persona imperfetta e vulnerabile, e qualche volta ho paura, ma questo non cambia il fatto che sono anche una persona coraggiosa e merito amore e appartenenza.

Questo è quello che accade - secondo Brené Brown - alle persone che sono capaci di vivere la loro vita in modo pieno, incondizionato, di tutto cuore.

Per vivere così occorre rinunciare al perfezionismo e abbracciare la propria vulnerabilità: non avere paura di essere anche fragili, impauriti, bisognosi.

Qualcuno potrebbe non avere alcuna voglia di parlare di tutto questo. Giusto?

Non è così infatti che vogliamo sentirci. Vogliamo essere forti, determinati, disciplinati, pieni di forza di volontà e fiducia nelle nostre capacità. Abbiamo obiettivi da raggiungere, c'è la felicità là fuori che ci aspetta, che ce ne facciamo della fragilità, della paura, delle incertezze?

Non desideriamo forse buttare via tutto quello che ci rende vulnerabili?

Già... ma così facendo c'è il rischio di buttare via anche qualcosa d'altro, di molto prezioso.

C'è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce
[Leonard Cohen - Anthem]



Raccogliere storie

Brené Brown insegna all'università di Houston e fa ricerca su temi come la vulnerabilità, il coraggio, l'autenticità e la vergogna.

Il suo settore disciplinare non è la psicologia come si potrebbe pensare, ma la sociologia. E infatti ha studiato questi temi usando strumenti di ricerca tipici delle scienze sociali.

Più precisamente, quel tipo di ricerca che si definisce qualitativa attraverso la raccolta e lo studio di storie.

Questo significa che non ha fatto esperimenti, e non ha nemmeno raccolto questionari per elaborare statistiche, correlazioni o medie.

Nei suoi studi non ci sono numeri, ma storie di persone, raccolte con interviste, e-mail, stralci di diari.

È anche per questo che ho voluto leggere I doni dell'imperfezione. Molti anni fa mi sono laureata in sociologia e per qualche anno ho fatto un po' di ricerca in questo modo. Nel mio piccolo so bene quanto sia affascinante e produttivo raccogliere e studiare storie di vita.

Brené Brown ha fatto un lavoro enorme, raccogliendo diverse migliaia di testimonianze. È partita cercando delle cose, e ne ha trovate altre.


Vergogna e vulnerabilità

All'inizio Brené Brown voleva studiare le relazioni umane: l'amore, il senso di appartenenza, i legami sociali. Cominciò a raccogliere interviste e subito si accorse che le persone le raccontavano storie diverse da quelle che si aspettava:

Quando fai alle persone domande sull'amore, ti raccontano le loro afflizioni. Quando chiedi alle persone del loro senso di appartenenza, ti racconteranno le loro peggiori esperienze di esclusione. E quando chiedi alle persone di parlarti di rapporti umani, le storie che ti raccontano sono storie di disconnessione
[Brenè Brown - Ted Talk]

Davanti a questi risultati decise di orientare la sua ricerca in un altro modo. Si è detta: ok, allora cerchiamo di capire di cosa si tratta. Cosa impedisce alle persone di essere amate, di sentirsi incluse, di essere in relazione con gli altri?

E scopre il tema della vergogna. Tutti noi - chi più chi meno - proviamo questo brutto sentimento. C'è una domanda segreta, nascosta in fondo a molti cuori: c'è qualcosa nella mia vita che, se scoperta da altre persone, farà si che non meriterò più affetto, rispetto, accettazione?

È la convinzione di non essere abbastanza che ci spinge a nascondere nell'oscurità i nostri difetti e ad allontanarci dagli altri per timore di essere scoperti.

Non siamo abbastanza magri, ricchi, belli, puliti, studiosi, intelligenti, disciplinati, vincenti, amabili, generosi, buoni, sexy, simpatici... chi mai potrebbe amarci davvero?

Ragazza che nasconde il viso

Brené Brown passa molto tempo a studiare la vergogna, e ci scrive anche un libro.

Poi però comincia a farsi delle altre domande e quello che scopre scombina le carte in tavola.

Cosa hanno di diverso le persone che invece vivono bene e a fondo le loro relazioni con gli altri? Quelli appagati. Quelli che amano e che sono ricambiati. Quelli che sentono di avere legami significativi.

Sono forse meno imperfetti degli altri? Non hanno nulla da nascondere? Sono esempi di virtù? Sono i più fighi, belli, ricchi, intelligenti, bravi ed è per questo che sono tanto amati?

Questo è quello che noi crediamo quando cerchiamo di respingere la vergogna nell'illusione che quando saremo più ... più belli, più ricchi, più di successo... allora saremo anche più amati.

Ma Brené Brown racconta tutta un'altra storia.

Ha preso le testimonianze di queste fortunate persone e ha cercato di capire cosa avevano in comune. Si è accorta che sono persone che accettano l'imperfezione e la vulnerabilità. Non sono migliori degli altri e per questo degne di essere amate e accettate. Sono persone che si sentono degne di essere amate malgrado i loro difetti.

Non soccombono alla vergogna, non perché tutto in loro sia luce, ma perché accettano le loro ombre.

Sono persone autentiche che hanno il coraggio di abbandonare il loro sé ideale per abbracciare senza remore e senza condizioni il loro sé reale.

Insomma avere un sacco di difetti fa uno strano effetto alle persone. Qualcuno prova vergogna e sente di non meritare amore, amicizia, inclusione. Qualcun altro lo considera normale. E stranamente sono proprio questi ultimi ad avere vite piene di amore, di relazioni significative, di appartenenza e inclusione.

Brené Brown va in crisi - come ricercatrice e come persona - davanti a questi risultati. Perché lei era esattamente quell'altro tipo di persona: una perfezionista, poco incline ad accettare le debolezze, sempre pronta a giudicare, molto autosufficiente e con un grande bisogno di sentirsi integrata.

Lei era una di quelle persone che provano vergogna davanti alle imperfezioni e non si era mai accorta che questo le causava dolore. E le serve un annetto di psicoterapia per fare i conti con questa sua scoperta, prima di andare avanti con le sue ricerche.


Il decalogo di Brené Brown per una vita di tutto cuore

Alla fine Brenè Brown si è messa a studiare a fondo le storie di quelle persone che avevano raccontato di avere una vita piena di amore e un radicato senso di appartenenza e le ha chiamate così: persone capaci di avere una vita di tutto cuore. La parola inglese che usa è wholehearted che nell'edizione italiana mi sembra che sia stato tradotto con incondizionata.

Dal suo studio ha tirato fuori dieci caratteristiche che a suo parere rendono possibile vivere una vita di tutto cuore e le racconta nel suo libro I doni dell'imperfezione.

Sono un po' dieci comandamenti per una vita ricca e significativa in armonia con se stessi e con gli altri.


1. Essere autentici e lasciare andare quel che pensano gli altri

Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Cerca solo di essere te stesso. Come se fosse facile...

Secondo Brené Brown l'autenticità si può imparare, coltivandola un po' ogni giorno.

L'autenticità è la pratica quotidiana di lasciare andare chi credi di dovere essere e abbracciare chi sei veramente.

Barattare la nostra autenticità per ottenere attenzione e approvazione da parte degli altri non è mai un buon affare. Meglio rischiare la disapprovazione e il rifiuto piuttosto che perdere se stessi.


2. Coltivare l'auto-compassione e lasciare andare il perfezionismo

Brenè Brown ha le idee molto chiare sul perfezionismo. Ci dice che non c'entra niente con il fare del nostro meglio. Non riguarda affatto la crescita e il miglioramento.

Il perfezionismo è credere che se riusciamo a vivere in modo perfetto, ad apparire perfetti, ad agire in modo perfetto, possiamo minimizzare o evitare del tutto la colpa, il giudizio e la vergogna.

E per curare il perfezionismo, l'auto-compassione è la migliore medicina.


3. Resilienza

Le persone di tutto cuore sono persone resilienti. Hanno sperimentato difficoltà nella vita, le hanno affrontate, le hanno superate.

E sanno anche accettare le emozioni difficili e dolorose.

Brenè Brown parla a lungo della tendenza ad addormentare le emozioni negative. Nessuno ha voglia di sentire dolore, pena, sconforto, noia, vergogna, disagio. E quindi facciamo cose come bere, fumare, prendere medicine, passare giornate intere su facebook o con i video-giochi. Tutto questo è umano, comprensibile, e ci sono momenti in cui ne abbiamo davvero bisogno.

Però è meglio diventare consapevoli di questa fuga, e assicurarci di non esagerare nel cercare di sedare le emozioni negative.

Il punto è che purtroppo non possiamo essere selettivi con le emozioni: se addormentiamo quelle negative finiamo con l'addormentare anche quelle positive.


4. Gioia e gratitudine

La capacità di sperimentare gratitudine e gioia è comune nelle persone di tutto cuore.

C'è un legame - non evidente - tra gioia, paura e vulnerabilità. Scoprirsi colmi di gioia e di gratitudine per qualcosa che fa parte della nostra vita, significa anche essere esposti al timore del perderla.

Per lasciarsi andare a una gioia intensa bisogna anche accettare la propria vulnerabilità. Oggi mi sento totalmente felice davanti a questo, ma scopro dentro di me anche la paura: la paura di perdere ciò che mi rende felice.

Non puoi provare alcuna gioia se non accetti di essere vulnerabile.


5. Intuito e fede

Affidarsi all'intuito e avere fede (non necessariamente in un Dio) ha a che vedere con l'accettazione dell'incertezza.

Secondo Brené Brown abbiamo tutti una voce interiore che ci guida, ma quando siamo oppressi dalla necessità di trovare delle certezze perdiamo la capacità di ascoltarla.

A volte la nostra voce interiore ci spinge chiaramente verso una decisione. Ma noi vogliamo più certezza e quindi esitiamo e andiamo in giro chiedendo ad amici e parenti: cosa dovrei fare secondo te?

Cerchiamo conferme, smentite, in una parola: più sicurezza.

Brené Brown

Brené Brown - Autrice del libro "I doni dell'imperfezione"

A volte capita l'esatto contrario: la nostra voce interiore ci dice di rallentare, di prendere altre informazioni prima di decidere. Ma anche qui il nostro livello di tolleranza all'incertezza è saturo e allora invece di ascoltarla ci diciamo: ok basta, non ne posso più di pensarci, ora prendo comunque una decisione. Lo faccio e basta.

L'intuito non è una modalità di conoscenza a senso unico - è la nostra abilità di fare spazio all'incertezza e la nostra abilità di avere fiducia in tutte le diverse modalità che abbiamo per produrre conoscenza e comprensione, compresi quindi istinto, esperienza, fede e ragione.


6. Creatività

Ci sono persone che credono di essere poco creative e per principio non ci provano nemmeno.

La creatività invece appartiene a tutti. Ed è importante praticarla perché è il nostro modo di lasciare una impronta in questo mondo.

Siamo troppo abituati a essere fruitori passivi: consumatori, lettori, spettatori, utenti. Diventare attiviti, produrre, creare, non può che farci del bene.

Non è necessario essere grandi artisti. Basta trovare uno spazio anche piccolo per esprimersi: cucinare, dipingere, lavorare a maglia, fare fotografie, decorare casa, ballare, cantare, organizzare una festa.


7. Giocare e riposare

Nessun segreto strano. Le persone capaci di vivere una vita di tutto cuore quando è il momento mollano tutto e si divertono.

Non è coltivare un hobby, o frequentare un corso, o fare la mezz'ora di corsa quotidiana. È proprio tempo libero non organizzato, senza programmi, senza aspettative. È gioco.

Non ha nulla a che vedere con la tua to do list, né con i tuoi obiettivi o con la tua crescita personale.

Sono cose che fai per il solo piacere di farle, perché è divertente.

Anche sapersi riposare segue la stessa logica. Siamo una società che ha eretto la mancanza di sonno a status symbol. Quanto ci si sente fighi a dire: ho fatto le quattro stanotte e poi alle otto ero fresco di doccia davanti al pc a lavorare.

Ci stanno le occasioni eccezionali, ma la cronica carenza di sonno ci fa male e basta.


8. Calma e quiete

L'ansia è la malattia del secolo (e io ne so qualcosa).

Per coltivare la calma abbiamo bisogno di mindfulness. La consapevolezza di ciò che accade nel nostro mondo interiore è il punto di partenza per riconoscere e bloccare quelle reazioni automatiche che portano all'ansia.

Se ci esercitiamo con attenzione possiamo imparare a trovare nel respiro la nostra àncora. Quella breve interruzione della naturale catena di reazioni che ti consente di fermarti giusto il tempo per ragionare: ok questo è quello che sta succedendo, e innervosirmi è il mio modo naturale di reagire. Posso prendermi lo spazio di un altro respiro e reagire diversamente?

L'ansia - dice Brené Brown - è contagiosa. Ma per fortuna anche la calma lo è. Se la pratichiamo noi per primi, anche l'ambiente che ci sta attorno ne sarà contagiato.


9. Un lavoro soddisfacente

Tutti noi abbiamo doni e talenti. Quando possiamo coltivare queste cose preziose e metterle al servizio degli altri la nostra vita acquista significato e ci sentiamo soddisfatti.

Al contrario se questi doni vengono sperperati ne soffriamo. Ci sentiamo vuoti, frustrati, pieni di risentimento e paura.

Abbiamo quindi bisogno di un lavoro che ci consenta di utilizzare le nostre migliori risorse. Allo stesso tempo però abbiamo bisogno di un lavoro che ci consenta di pagare le bollette.

E questo è un problema che riguarda molte persone.

Se puoi avere un lavoro allineato alle tue passioni allora sei a cavallo.

Altrimenti puoi provare ad arricchire con i tuoi doni e i tuoi talenti anche un lavoro che non ami e fare in modo che diventi soddisfacente. Io sono 5 anni che ci provo senza riuscirci, ma confido nel fatto che in giro ci sia gente più in gamba di me in questo ;)

Oppure si possono inventare strategie di sopravvivenza diverse. Per esempio portando avanti due differenti carriere lavorative (part-time). Pare che negli Stati Uniti sempre più persone facciano così. Le chiamano slash careers: avvocato/skipper, ingegnere/pittore, impiegato/ballerino.

Questa cosa della doppia carriera mi colpisce perché è esattamente quello che vorrei tentare io dal prossimo autunno se vanno in porto certi miei progetti (incrociamo le dita).

Così andrà a finire che invece di sentirmi una sfigata perché in 20 anni non sono stata capace di costruirmi una carriera soddisfacente, mi sentirò molto cool a cavalcare l'ultima moda made in USA ;)


10. Risate, musica e balli

L'ultimo ingrediente di Brené Brown per una vita di tutto cuore ha a che vedere direttamente con le emozioni liberatorie e con certi riti collettivi intramontabili.

Ridere assieme agli altri, danzare e ascoltare/fare musica accompagnano l'uomo dalla notte dei tempi e sono tutt'ora un enorme veicolo di emozioni positive.

Il consiglio è di non dimenticarlo e di non rinunciarci mai.

E se abbandonarci al riso, alla musica e al ballo ci crea imbarazzo perché ci sentiamo goffi e privi di controllo... è solo un motivo in più per farlo ;)


I doni dell'imperfezione non è un libro facile.

Non è che ci sono paroloni o teorie complesse. È solo un tipo di libro al quale non siamo abituati. Non è un manuale di self-help, eppure contiene istruzioni e consigli. Tratta temi che riguardano la sfera intima delle emozioni e del bisogno di amore, ma non è un libro di psicologia.

Un libro così non l'avevo ancora letto. Mi è piaciuto ma avrei bisogno di rileggerlo per capirlo ancora e meglio.

Comunque lei è fortissima.

Vale la pena leggerla, o quanto meno ascoltarla.

p.s. dovrebbero esserci i sottotitoli in italiano


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