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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

"Loro sono meglio di me" e altre cattive abitudini mentali

Psicologia positiva, Felicità

Gli americani usano il termine overthinking, letteralmente: pensare troppo. O anche rimuginare, o ruminare: esattamente come certi erbivori che hanno bisogno di rimasticare per ore il cibo prima di digerirlo.

È la tendenza a soffermarci troppo con il pensiero sulle questioni della nostra vita, a farci continuamente domande, a rimandare decisioni e soluzioni perchè bloccati da dubbi perenni. Cosa mi può succedere se reagisco a quella provocazione? E se accetto questo lavoro e poi scopro che non fa per me? Perché mai tizio mi ha risposto in quel modo? Cosa voleva dirmi veramente?

Come scrive la psicologa Sonja Lyubomirsky, nel libro The How of Happiness: A New Approach to Getting the Life You Want, molte persone sono convinte che quando hanno un problema sia corretto portare l'attenzione dentro di sé, e analizzare la situazione in modo minuzioso, rischiando così di finire incastrati in circoli viziosi di pensieri ricorrenti

Questa tendenza a pensare troppo, ci restituisce una percezione distorta e pessimistica della nostra vita. Soprattutto quando tutto questo pensare non si traduce in azioni o soluzioni ai nostri problemi.


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In verità, io penso che un po' di sana introspezione sia necessaria. È giusto avere consapevolezza delle proprie emozioni e rispettarle.

Allora, qual è la differenza tra introspezione e ruminazione?

Quando riflettiamo per fare chiarezza con noi stessi su qualcosa che ci sta creando un problema, ne dovremmo uscire rasserenati e con un'idea di soluzione. Quando al contrario i pensieri tendono a persistere, girano su se stessi e interferiscono con la nostra capacità di risolvere i problemi, allora la diagnosi è diversa: trattasi di ruminazione e non ci fa bene.

A volte poi la soluzione non si trova affatto dentro di te... magari è là fuori, magari devi solo prendere una decisione e buttarti, magari devi solo fare una domanda perché le cose si chiariscano; e in tutti questi casi, stare lì a rimuginare non ti serve assolutamente a nulla.

Imparare a sganciarci dai nostri pensieri, in questi casi, non può fare altro che renderci più felici.

Una delle conclusioni più interessanti a cui sono giunti gli studi di Sonja Lyubomirsky è questa: rimuginare consuma le nostre risorse mentali. Quando la nostra mente è occupata a pensare e ripensare sempre alle stesse cose, in un loop infinito, diminuiscono le energie che abbiamo a disposizione per agire e per prendere concretamente in mano la nostra vita.

A volte questa tendenza all'eccesso di riflessione può anche rivelarsi pericolosa: pensiamo infatti a quando abbiamo un dubbio sulla nostra salute e stiamo lì a pensarci, passiamo ore su Google, chiediamo consigli a destra e manca, quando invece l'unica cosa che dovremmo fare è andare dritti dal nostro medico.

Il confronto sociale

La tendenza a pensare troppo ce la ritroviamo in diversi ambiti: la salute, la famiglia, i problemi di lavoro. Un tipo particolare di ruminazione è il continuo confronto con gli altri. L'insana abitudine a osservare le vite degli altri e metterle a confronto con la nostra, cercando di ricavare da questo confronto un qualche indizio sul nostro valore.

Si tratta di un meccanismo mentale abbastanza automatico e credo che siano poche le persone a esserne completamente immuni. Ci rapportiamo di continuo ad altre persone, a volte reali, a volte irreali come i personaggi dei film e delle pubblicità.

E da questo ricaviamo indicazioni sulle vite degli altri. Guarda che bella casa ha tizio; io e te abbiamo fatto lo stesso percorso di studi eppure il tuo stipendio è il doppio del mio; i miei capelli sono in disordine mentre tu sembri appena uscita dal parrucchiere; guarda quanti follower ha su Instagram quella lì, chissà come ha fatto.

Il sentimento che spesso si scatena da questo genere di confronto sociale è l'invidia: un sentimento scomodo, spiacevole, che ci umilia e al contempo ci fa sentire in colpa. Come dice Sonja Lyubomirsky non puoi essere invidioso e felice allo stesso tempo.

Gli studi su questo tema sono abbastanza illuminanti: le persone più felici sono quelle che tendono a valutare se stesse sulla base di standard interni, e non sulla base del confronto con gli altri. Le persone più felici, inoltre, sono quelle capaci di gioire per i successi degli altri: non avendo l'abitudine a confrontarsi, non si sentono sminuite dal successo altrui e quindi sono libere di sentirsi felici per gli altri.

Due idee intelligenti

Se abbiamo la brutta abitudine di confrontarci con gli altri, è difficile cambiare atteggiamento mentale con un click.

Ci sono però un paio di ragionamenti che possono aiutarci.

Il primo è questo: molto spesso mettiamo a confronto le nostre condizioni interiori con quelle esteriori degli altri, e questa cosa non ha davvero senso.
Facciamo un esempio. Metti che stanotte hai dormito poco e al mattino ti senti distrutta. Comunque ti sei lavata, ti sei vestita, e hai messo pure su il solito filo di trucco. Arrivi in ufficio, sei già stanca e hai la testa piena di pensieri bui. Incontri una collega, ti saluta con il sorriso sulle labbra e - vista da fuori - ti sembra serena, soddisfatta e riposata. E questo ti fa sentire ancora più sfigata con la tua notte insonne alle spalle, il malumore, e magari ti scatta una catena di pensieri del tipo: ah ma come fanno gli altri a stare sempre bene, ma solo io mi sento uno schifo, chissà che faccia ho in questo momento...

Be', sono balle: stai mettendo a confronto come ti senti tu con quello che vedi esternamente degli altri. È un confronto che non ha senso. Probabilmente anche tu, vista da fuori, sembri molto più in forma di come ti senti.

Quindi, regola numero uno: non confrontare mai il tuo stato interiore con quello esteriore di un altro. Tu non sai come si sente l'altro. Il fatto che le altre persone ti sembrino più felici, più realizzate, più forti, più sicure di come ti senti tu, non significa che lo siano veramente.


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Il secondo punto - che poi è collegato al primo - riguarda l'effetto che hanno i social media sul confronto sociale. Ormai ci siamo tutti abituati a condividere sui social il nostro lato migliore. Pubblichiamo le foto delle vacanze, non del nostro letto sfatto il lunedì mattina. Condividiamo i successi lavorativi, non le giornate noiose passate sgobbare, le delusioni, i rifiuti.
Non c'è niente di male in questo; a parte qualche eccezione, nessuno mente. Solo teniamo per noi le ombre e mostriamo la luce.

Tutto questo ha come effetto che i nostri social sono pieni di gente che sorride, famiglie perfette, bambini deliziosi, lavori fichissimi, viaggi e spritz al tramonto sulla spiaggia.

Ecco, tutto questo non è reale. Non perché siano menzogne, ma perché si tratta di una selezione della realtà dalla quale sono stati sistematicamente lasciati fuori tutti i problemi, le giornate no, le facce con le occhiaie, le litigate, lo star male.

Mettere a confronto la nostra vita con quello che scorre in queste infinite lavagne virtuali non ha senso. Se per caso ti sorprendi a provare disagio pensando a come la vita di tutte quelle persone sembri migliore della tua, allora smetti immediatamente. Spegni quel coso e vai a dare l'acqua alle piante in balcone, starai subito meglio (e anche le piante te ne saranno grate).

Le fortune degli altri

Sempre in tema di confronto con gli altri, una modalità che mi capita di osservare spesso è questa: una persona ha raggiunto un risultato, e chi invece ancora non c'è riuscito subito si affretta a sottolineare le condizioni facilitanti di cui ha potuto godere l'altro.

Eh ma lei... è più ricca, più bella, più talentuosa... aveva le amicizie giuste, aveva più tempo libero, ha avuto un colpo di fortuna.

Gli altri vanno avanti meglio di me nel lavoro perché sono raccomandati; quel bar ha più successo del mio perché è in una posizione migliore; quella mamma riesce a essere paziente con i figli perché fa un lavoro meno stressante del mio; quel tizio è riuscito nella sua impresa perche aveva le spalle coperte, io non avrei potuto permettermi il rischio.

Ora, tutte queste cose magari sono anche vere. Esistono persone più fortunate o più avvantaggiate di noi per uno o per un altro aspetto, ed è ovvio che sia così. Ma occhio, perchè ogni volta che ti dici eh ma lui, oppure eh ma lei, stai facendo un doppio errore.

Il primo errore è che stai giudicando la vita di una persona prendendone in considerazione un solo aspetto, e non vedi quali sono le rinunce, le difficoltà, i problemi, o le altre eventuali condizioni di svantaggio che questa ha dovuto affrontare.

Il secondo errore, ben più grave, è che ti stai concentrando su quello che a te manca, e stai trascurando di valorizzare le tue risorse. Perché forse sì, a te manca qualcosa che l'altra persona ha, ma hai sicuramente altri punti di forza che potrebbero permetterti di raggiungere ottimi risultati, magari percorrendo strade diverse.

Insomma, se vuoi farti del bene, smettila di pensare che per gli altri le cose siano più facili. Pensa piuttosto a valorizzare le tue risorse e falle funzionare al meglio per ottenere quello che desideri.

Dacci un taglio

Bene, abbiamo fatto questa carrellata sul tema delle ruminazioni, approfondendo l'aspetto del confrontarsi con gli altri. Ma cosa possiamo fare per liberarci di queste cattive abitudini mentali?

Sonja Lyubomirsky, nel libro The How of Happiness: A New Approach to Getting the Life You Want riprende le strategie elaborate da un'altra psicologa, che è stata sua collaboratice. Si tratta di Susan Nolen-Hoeksema, che oltre ad avere condotto numerosi studi su questa problematica, ha scritto anche un bel libro dal titolo Women Who Think Too Much nel quale ha elaborato una strategia in tre passi per aiutarci a smettere di rimuginare.

Ho già trattato del suo metodo nell'articolo come smettere di pensare troppo a cui vi rimando per approfondimenti.


Qui vi lascio una sintesi della strategia in tre punti.

  1. Stop: appena ti rendi conto di essere cascata nella ruminazione, fermati. Fai qualcosa, distraiti, dedicati a qualche attività manuale, fai ginnastica, vai a passeggio, parla con qualcuno. Regalati una sessione di mindfulness che ti aiuti a prendere le distanze da questi pensieri. Oppure metti per iscritto il contenuto delle tue ruminazioni: in questo modo dovresti riuscire a organizzare meglio i tuoi pensieri e a indirizzarli verso una direzione più costruttiva.

  2. Una volta fuori dal pantano di pensieri inutili e ricorrenti, cerca di analizzare la situazione da un punto di vista diverso. Osserva il quadro generale e comincia ad agire. Fai qualcosa, anche solo un piccolo passo, per la soluzione del problema sul quale stavi rimuginando.

  3. Cerca di evitare le ricadute. Identifica quali sono le situazioni che ti fanno cadere nella ruminazione o nel confronto con gli altri e cerca, se è possibile, di evitarle. Se evitarle non è possibile, stai all'erta e cerca di bloccare il circolo vizioso dei pensieri sul nascere. In generale - dicono Sonja Lyubomirsky e Susan Nolen-Hoeksema - fare qualcosa che aiuti ad avere più autostima e fiducia in noi stessi riduce la tendenza a pensare troppo.

Se vuoi fammi sapere cosa ne pensi tu di questa faccenda? Pensi troppo? Ti confronti spesso con gli altri? Che effetto credi ti faccia?


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