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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

La curiosità uccise il gatto?

Creatività

Pare che Albert Einstein abbia detto:

Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso

La curiosità è il motore principale della conoscenza. È la scintilla che ci porta a esplorare l'ignoto.

È evidente nei bambini che a un certo punto cominciano a domandare il perché di ogni cosa, e sono capaci di andare avanti all'infinito con le loro domande. Non hanno bisogno delle risposte per qualche motivo specifico. Vogliono solo sapere, perché sapere è gratificante di per sé.

Non sempre però la curiosità viene incoraggiata. A volte gli adulti si stancano di rispondere - anche perché a molte domande non hanno risposte. La scuola segue i programmi e di solito poco spazio viene lasciato a una curiosità creativa e disordinata.

Da adulti poi smettiamo di essere così curiosi. Il mondo ci meraviglia di meno. Anzi, a certi esemplari di umani adulti piace indossare i panni della persona navigata che non si stupisce più di niente. Se da bambini amiamo fare domande ed espandere di continuo i nostri confini, da grandi ci piace sentirci arrivati e possibilmente essere noi quelli che danno le risposte agli altri. Essere considerati esperti ci gratifica, e questo può uccidere la curiosità, perché essere curiosi significa anche ammettere di non sapere qualcosa.

gatto-curioso

La curiosità è alla base della ricerca scientifica. La scienza non è sempre guidata da necessità pratiche, come per esempio curare una malattia o creare una nuova tecnologia. Se la scienza si fosse sempre mossa nel solco dell'utile e delle ricadute pratiche oggi probabilmente saremmo ancora lì a inventare la ruota. Invece, per fortuna studiamo e facciamo ricerca anche per il piacere di sapere, di scoprire, di capire come funziona il mondo che ci circonda.

Ma anche senza essere bambini o scienziati, la curiosità è una caratteristica vitale e potrebbe non essere affatto una cattiva idea cercare di stimolarla. Curiosando qua e là - appunto - ho trovato ricerche secondo le quali essere curiosi facilita l'apprendimento e la memoria (qui), migliora le relazioni (qui) e aiuta il nostro cervello a restare giovane (qui).

Essere curiosi poi può migliorare la nostra vita anche da altri punti di vista: consapevolezza di sé, meno ansia, maggiore creatività.

Curiosità e mindfulness

Nelle pratiche di mindfulness ricorre spesso l'invito a essere curiosi.

Curiosi verso cosa?

Verso noi stessi e verso la nostra esperienza così come si presenta momento per momento.

Curiosi quindi verso l'ordinario, verso qualcosa che crediamo di conoscere fin troppo bene.

In verità tendiamo a muoverci con il pilota automatico: attraversiamo le nostre giornate senza fare troppo caso a quello che ci circonda, a quello che accade dentro di noi e ai segnali che manda il nostro corpo. Con le pratiche di mindfulness cerchiamo di disinnescare - almeno di tanto in tanto - questo pilota automatico e ci rivolgiamo con attenzione e curiosità alla nostra esperienza presente, qualsiasi essa sia.

Riuscire a osservare con curiosità qualcosa in cui siamo immersi ogni giorno non è esattamente una cosa facile. Perché dovrebbe incuriosirmi un formicolio ai piedi? O la solita vecchia dinamica tra me e i miei genitori? O la strada che percorro ogni giorno per andare a lavorare? O quelle emozioni di paura, incertezza, ansia, che so di provare e dalle quali vorrei solo fuggire (altro che guardarle con curiosità).

Eppure, l'approccio meditativo ci chiede di fare proprio questo. Non dare niente per scontato, di imparare a osservare ogni cosa con uno sguardo nuovo, fresco, perché facendo così possiamo davvero capire cosa ci muove, come sono fatte le nostre emozioni, quali sono i nostri meccanismi mentali. La curiosità ci aiuta a scardinare l'ovvio, a togliere di mezzo un po' dei nostri pregiudizi e dei nostri automatismi.

Jon Kabat-Zinn, nel suo libro Vivere momento per momento, dice che uno dei sette pilastri della mindfluness è sviluppare la mente del principiante.

Per cogliere la ricchezza del momento presente dobbiamo coltivare quella che è detta, nello Zen, 'mente del principiante': una mente che è disposta a guardare ogni cosa come se la vedesse per la prima volta. (...) L'apertura della mente del principiante ci permette di restare ricettivi a nuove possibilità e di evitare di cadere nell'atteggiamento di routine dell'esperto, che spesso crede di sapere più di quanto non sappia in effetti. Nessun momento è uguale a un altro: ciascun momento è unico e contiene possibilità uniche. La mente del principiante ci ricorda questa semplice verità.

La mente del principiante è una mente curiosa, che osserva se stessa cercando di mantenere uno sguardo sempre fresco per scoprire i suoi meccanismi e andare oltre le reazioni automatiche alle quali siamo abituati.

Curiosità e ansia

Chi soffre di ansia eccessiva può adottare la mente del principiante e osservare la propria ansia con curiosità.

Ansia e curiosità stanno a due estremi opposti. L'ansia è paura e desiderio di chiudersi. Ci spinge in un angolo, riduce la nostra zona di comfort nello spazio della nostra casa, e poi viene a prenderti anche lì.

La curiosità al contrario è apertura, ci spinge ad andare verso quel mondo da cui l'ansia vorrebbe farci fuggire

L'ansia ci spinge verso reazioni di evitamento, ci suggerisce un atteggiamento difensivo: resto nel noto, nel conosciuto, in ciò che mi dà conforto, perché tutto quello che mi appare sconosciuto, imprevedibile, incerto, mi spaventa.

Io sono la prima a dire che questa forma di chiusura - quando l'ansia è troppa e arriva a mozzarti il respiro per ogni cosa - è in una certa misura necessaria. Ma chiunque abbia sofferto di questi disturbi sa bene che se a questa chiusura non corrisponde velocemente un'apertura, le cose poi peggiorano. L'evitamento seda l'ansia nell'immediato, ma la rafforza sul lungo periodo.

Ecco quindi che la curiosità diventa un grimaldello contro l'ansia. Possiamo aprirci, con curiosità, prima di tutto proprio alla nostra ansia. Osservarla da vicino per capire come è fatta.

Gli stati d'ansia - che alcuni di noi sperimentano in forme particolarmente intense - sono composti da un insieme variabile di pensieri, emozioni e sensazioni del corpo. Poiché nell'insieme si tratta di sensazioni sgradevoli tendiamo a sfuggirle e nel fare questo difficilmente ci soffermiamo invece a osservarle con curiosità.

Se lo facessimo potremmo accorgerci di alcune cose. Per esempio che l'ansia non è ferma ma va e viene. Che a volte si manifesta nel corpo in forme diverse: una tensione al collo, oppure allo stomaco, o con l'irrequietudine nelle gambe. Che potrebbero esserci pensieri precisi e ricorrenti associati ai nostri stati d'ansia.

Guardare con curiosità alla nostra ansia, usando la mente del principiante, come se la stessimo osservando per la prima volta, ha il vantaggio di aiutarci a non identificarci. Tu non sei la tua ansia e per quanto questa possa essere forte, spaventosa, debilitante, hai sempre e comunque un margine di manovra, la possibilità di una reazione, di una risposta.

Ma la curiosità è capace di contrastare l'ansia anche quando la dirigiamo verso l'esterno. Curiosità verso le altre persone, verso il mondo, verso nuovi campi di conoscenza. Tutto questo porta apertura e capacità di andare verso l'ignoto. E questo significa anche maggiore sicurezza, autostima, auto-efficacia. Una persona curiosa non si farà mai fermare definitivamente dall'ansia, perché il bisogno di uscire, di aprirsi, di apprendere, di esplorare, presto o tardi si farà sentire.

Curiosità, passione e creatività

La scrittrice americana Elizabeth Gilbert - nel suo libro Big Magic, dedicato alla vita creativa - sostiene che l'invito a seguire le proprie passioni nella vita non sia sempre un buon consiglio.

Intanto, dice lei, perché se una persona ha una passione è facile che la stia già seguendo senza bisogno che qualcuno gli dica di farlo...

Ma poi, perché ci sono tantissime persone che non sanno quale sia la loro passione, o che ne hanno più di una, e sentirsi di continuo ripetere devi seguire le tue passioni può creare confusione e insicurezza.

La passione sembra che debba essere per forza qualcosa di travolgente, che ci arde dentro come un fuoco e ci fornisce carburante all'infinito. Spesso non è così, la passione è un po' come l'ispirazione, a volte c'è e si fa sentire, a volte si sopisce e bisogna andare avanti a fatica.

Allora, dice Elizabeth Gilbert, possiamo sostituire la passione con qualcosa di meno estremo e alla portata di tutti. La curiosità appunto. Facciamoci questa semplice domanda: c'è qualcosa che mi interessa? Anche una cosa banale, piccolina... ecco quando la trovi, indaga un po' più a fondo. Lasciati guidare da quello che ti interessa e vedi dove ti porta, con fiducia.

La curiosità è un'esperienza semplice e universale. Non richiede che tu mandi all'aria la tua vita o intraprenda grandi cambiamenti. Richiede solo di non ignorare, quando lo sentiamo, quell'impulso a sapere, a conoscere, ad andare verso qualcosa che ci stimola.

Cosa ne ricaviamo? Soddisfazione prima di tutto. Conoscere è gratificante di per sé, non deve servire per forza a qualcosa.

La curiosità poi può venirci in aiuto nei momenti di crisi. Se è una crisi creativa, seguire le nostre curiosità può portare nuova linfa e nuove idee. Se è una crisi personale - una vita stagnante, un problema da risolvere, una relazione bloccata - trovare qualcosa che ci interessa è la prima cosa che ci smuove, che ci porta fuori dal blocco.

Può essere che ci accorgiamo di avere delle curiosità che sembrano molto lontane dalle vie che battiamo di solito. Io ho scoperto per esempio di avere interesse per la storia, e per l'arte (e un po' anche per le piante). Non diventerò mai esperta in questi campi, ma seguo la mia curiosità e vedo dove mi porta. Possiamo scoprirci curiosi anche delle cose più disparate. Il giardinaggio, la cucina, gli scacchi, il tennis. Non dobbiamo diventare campioni né partecipare a un talent show, ma solo seguire la nostra curiosità, perché arricchisce la nostra vita e da qui - dagli interessi autentici perseguiti senza un secondo fine - possono anche nascere cose importanti per la nostra vita.

Come stimolare la curiosità

Come nella migliore tradizione degli articoli di questo blog, concludiamo con qualche consiglio pratico.

Come possiamo fare per tenere accesa la fiammella della nostra curiosità?

Ecco tre consigli che ho ripreso da questo articolo e approfondito con le mie riflessioni.

1. Andare a caccia di meraviglia

La curiosità va a braccetto con la nostra capacità di meravigliarci. E per svegliare la meraviglia non dobbiamo fare altro che tenere gli occhi bene aperti. Ancora una volta torna l'idea della mente del principiante: proviamo a osservare il mondo che ci circonda senza dare niente per scontato.

La natura è fonte di infinita bellezza, così come l'arte e molte opere dell'intelligenza umana. A molte cose siamo abituati perché fanno parte stabilmente del nostro mondo, ma proviamo a capire davvero un fiore, un quadro, un palazzo, ma anche un oggetto di uso comune come un cavatappi, o il frigorifero. Come sono fatti? Come funzionano? Magari scopriamo che dietro tutte le cose che diamo per scontate ci sono storie, tecnologie, scoperte, persone...

2. Rompere la routine

Sappiamo che le abitudini e le routine sono di grande utilità: danno struttura e ritmo alla nostra giornata, fanno sì che compiamo senza particolare sforzo gesti che se ripetuti ogni giorno apportano benefici alla nostra vita (lavarci i denti, leggere, fare movimento...).

Però routine e abitudini hanno un rovescio della medaglia: non prevedono scoperta, esplorazione, cambiamento. Sono comode, una volta che le abbiamo instaurate richiedono poco sforzo, ma cercare di ingabbiare tutta la nostra vita dentro confortanti routine potrebbe non essere esattamente una buona idea.

Le routine ci aiutano a essere più produttivi e focalizzati, ma non tutte le giornate devono essere produttive. Rompere qualche routine, lasciando spazio al vuoto e all'imprevisto, può riservare piacevoli sorprese.

Può essere utile ogni tanto scombinare i nostri orari, passare una giornata a casa in pigiama, saltare la nostra sessione di fitness per navigare in internet senza meta, prendere un giorno di libertà dal lavoro e fare quello che ci va senza programmi...

3. Imparare qualcosa di nuovo

Da un certo punto di vista impariamo sempre cose nuove lavorando e gestendo le nostre attività quotidiane. Però tendiamo a muoverci sempre all'interno della nostra zona di comfort, seguendo le nostre inclinazioni naturali.

Possiamo invece ogni tanto fare qualcosa che vada nella direzione opposta a quella che ci viene più naturale.  Se siamo persone che amano stare a casa tranquille a leggere, proviamo a fare un'attività fisica. Se siamo persone molto attive, proviamo a non fare niente per mezza giornata. Proviamo ad allenare la nostra manualità se non siamo abituati a farlo. Disegniamo se non ne siamo capaci o proviamo a scrivere un breve racconto se non l'abbiamo mai fatto.

La cosa importante in questo caso non è cosa stiamo imparando, e nemmeno diventare bravi. È più un fatto di allenare nuovi muscoli.

Fare solo le cose che sappiamo fare, quelle che ci vengono meglio, sicuramente è rassicurante, rafforza la nostra professionalità, approfondisce la nostra conoscenza. Ma c'è un mondo là fuori di cose che non abbiamo mai fatto che aspettano di essere scoperte. E non importa se non diventeremo mai bravi o esperti, importa che facciamo lavorare il cervello con modalità nuove ogni tanto.



P.S. Il proverbio completo dice: la curiosità uccise il gatto, ma la soddisfazione lo riportò in vita ;)


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