Newsletter - Agosto 2026 -
Per la prima volta da molti anni è arrivato il momento della newsletter e non ho le idee chiare su cosa scrivere. Ho scartato due bozze non perché fossero sbagliate ma perché mi sono sembrate non in sintonia con il periodo che sto vivendo.
Allora mi sono domandata: che periodo sto/stiamo vivendo?
Oggi è prevista una temperatura massima di 39 gradi nella mia città.
Quando fa caldo il corpo utilizza molta energia per mantenere la temperatura interna. I vasi sanguigni si dilatano, la pressione scende e il cuore deve fare più fatica per far circolare il sangue.
Sentirsi stanchi, vuoti, irritabili, avere difficoltà a concentrarsi è un normale effetto di queste temperature. Anche l’aumento dell’ansia lo è.
Il caldo, unito ad altre faccende mie personali, rende questa estate per me – e forse non sono la sola – un periodo nel quale si può fare una sola cosa: attraversare.
Tutto è diventato troppo faticoso.
Mi viene in mente un verso di una canzone di Francesco Guccini, che parla di costruire su macerie e mantenersi vivi.
Mantenersi vivi è un compito che tendiamo a dare per scontato, ma che in certe fasi può diventare quello principale.
Quando siamo malati per esempio. O quando fa troppo caldo anche solo per pensare.
Questi momenti ci ricordano l’importanza di certe piccole cose che di norma diamo per scontate. Quella che io chiamo manutenzione dell’ordinario.
Bere abbastanza, sedersi a tavola tre volte al giorno per consumare pasti nutrienti e adatti a questa stagione infame. Apparecchiare, sparecchiare, pulire i fornelli e il lavandino del bagno.
Sfogliare le pagine di un libro, appisolarsi il pomeriggio, una doccia per rinfrescarsi.
Conservare le energie per dire una parola affettuosa ai nostri cari.
Sedersi al fresco in montagna, o in riva al mare, quando si riesce.
La mia mente però si ribella a tutto questo. Dopo l’ennesimo malessere dovuto a un calo di pressione che mi ha impedito di uscire a festeggiare il mio compleanno ho passato giorni arrabbiata nera. Perché mi sentivo una “sfigata”, perché volevo recuperare la serata il prima possibile, perché comunque, compleanno a parte, mi ero data delle scadenze e degli obiettivi ma per qualche giorno non sono riuscita a lavorare.
Avevo cercato di combattere questo malumore ricordando a me stessa tutto quello che ho portato a termine in questi mesi. Poi ho capito che non era quello il punto.
Il punto è avere perso la capacità di dare valore all’esistente, all’ordinario, alle giornate quiete del presente. Perché è tutto spostato in avanti: il prossimo passo, la prossima scadenza, il prossimo progetto da terminare.
A volte la vita – la mia almeno – comincia a somigliare al feed dei social: uno scroll velocissimo e compulsivo, non ci si sofferma più su niente. Si vuole sempre vedere se il prossimo contenuto sarà migliore.
Il corpo segnala quando è ora di fermarsi. Perché magari ti viene l’influenza, o l’ansia, o la pressione bassa. Ma bisognerebbe raggiungere un tipo di saggezza diversa, trovare un equilibrio senza bisogno di questi stop forzati che aggiungono solo frustrazione.
Io non sono stata sempre così. Una volta forse ero fin troppo indolente, adesso sono diventata troppo rigida e severa. Credo di conoscerne anche i motivi, ma non sempre capire qual è l’origine di un problema è sufficiente a risolverlo.
Però mentre scrivevo queste righe mi sono alzata e sono andata a prepararmi l’integratore da sciogliere nell’acqua. Mi pare un buon segno.
La saga dei Lungavista
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Non sono una grande amante del fantasy... eppure tre le mie letture del cuore c’è proprio una saga fantasy.
Avete presente la cosa del prendersi una cotta per un personaggio letterario? Ecco a me è successo una volta sola, con il protagonista di questi libri.
Fitz è il figlio bastardo del re, appartiene alla dinastia dei Lungavista, depositari di una magia antica che viene chiamata Arte, che altro non è che una forma di connessione telepatica.
Non è un eroe epico. Sempre in conflitto tra ciò che pensa di dover essere e ciò che è realmente. Pieno di senso del dovere, di colpa, solitudine, e sacrifici che nessuno vede e capisce.
L'ambientazione è medievaleggiante, non ci sono elfi né nani. Non ci sono maghi che sparano palle di fuoco o orchi assassini. Ci sono invece animali capaci di connettersi agli esseri umani, antichi draghi sepolti, pietre che rivelano passaggi per altri mondi.
I personaggi che accompagnano il protagonista sembrano vivi almeno quanto lui, e molti hanno nomi parlanti: Veritas, l’erede al trono; Umbra, che tratta veleni e vive nascosto; dama Pazienza, la moglie del principe; e il Matto, il personaggio più straordinario di tutti.
Sogno prima o poi di scrivere un fantasy ispirato a queste atmosfere. Mi piacerebbe tantissimo, ma non credo di averne le capacità.
E invidio chi non ha ancora letto la Trilogia dei Lungavista (link affiliato) e le altre due saghe successive.
L'unica cosa da osservare è che l'avvio della storia è lento, si arriva alla fine del primo volume e sembra che non sia successo granché. Ma appunto è solo l'inizio.
Save the date!
Per chi c’era e per chi se lo ricorda, in aprile c’è stato Scrivere per alleggerire la mente, un workshop online su scrittura e mindfulness.
Un piccolo laboratorio tranquillo per stare insieme e coltivare la passione per la scrittura con l’aiuto della mindfulness.
In autunno lo rifacciamo. Stavolta sarà un ciclo di tre incontri. Ci sarà modo di approfondire nelle prossime newsletter, ma intanto puoi segnarti le date: mercoledì 21 e 28 ottobre, e 4 novembre, 2026, sempre dalle 20.30 alle 22.
Vi saluto da una Bologna rovente come mai, con un haiku estivo, risalente a un’epoca in cui questa non era ancora la stagione delle finestre sbarrate e dell’aria condizionata.
Acqua fredda
E due gallette di riso:
la mia estate
[Miura Chora]
Ci risentiamo a settembre!
Marina
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