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La rana bollita - Una storia d'ansia, attacchi di panico e cambiamento - di Marina Innorta

Esercizi per rompere gli schemi

Libri, Psicologia positiva

I pensieri, almeno in teoria, sono il regno della libertà assoluta. Se la società impone limiti e regole a quello che possiamo dire e a quello che possiamo fare, niente e nessuno può imporre dei vincoli ai nostri pensieri. Almeno così sembra.

Eppure le nostre menti non sono affatto libere. Molte delle cose che pensiamo dipendono dalla nostra cultura, dall'educazione, dalla società. E poi dalle esperienze che viviamo, da quello che ci capita, dalle idee che ci facciamo su come va il mondo.

Se da bambini siamo aperti a ogni possibilità, da adulti ci sediamo sulle nostre certezze e ragioniamo per semplificazioni, schemi mentali, pensieri ricorrenti, filtri interpretativi. Tutta roba che a noi sembra assolutamente oggettiva e invece è solo frutto delle nostre convinzioni.

Questi schemi i mentali funzionano un po' come se fossero delle autostrade nel nostro cervello. Non è che davanti a ogni situazione stiamo ad analizzare tutti i dettagli per capire cosa sta succedendo. Ci bastano due o tre elementi e già ci siamo fatti un'idea.

Quante volte tagliamo corto dicendo cose del tipo: "è inutile che ci provo, tanto so già che non ci riesco", "queste situazioni le conosco, vanno sempre a finire nello stesso modo", "a me capitano sempre certe cose", "non accadrà mai", "è impossibile", "non ne vale la pena".

È difficile identificare e smontare questi schemi. È difficile perché ne siamo talmente immersi da non essere in grado di vederli. Come facciamo a cambiare qualcosa che nemmeno vediamo?

È come la storiella dei pesci che raccontò nel 2005 lo scrittore americano David Foster Wallace nel suo discorso ai neolaureati al Kenyon College.

Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: "Salve, ragazzi. Com'è l'acqua?" I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa "Che cavolo è l'acqua?"

I nostri schemi mentali, le nostre convinzioni, i nostri automatismi, sono come l'acqua per quei due pesci: ci siamo talmente dentro che non crediamo nemmeno nella loro esistenza. Quello che la nostra mente ci racconta ci sembra reale, e non lo mettiamo nemmeno in discussione.

Anzi, quello che facciamo di solito è andare a caccia di conferme. La nostra attenzione è selettiva: alcune cose ci colpiscono e ci sembrano importanti, altre non le prendiamo nemmeno in considerazione. Quando siamo guidati da una convinzione, il nostro cervello cerca coerenza: noterà i fatti che tendono a confermare la nostra convinzione e non terrà nel dovuto conto quelli che tendono a smentirla. E questo non farà altro che rafforzare la nostra convinzione iniziale.

A volte queste modalità schematiche di pensiero, queste convinzioni, possono essere utili. Ci semplificano la vita, ci aiutano a prendere decisioni. Possono innescare meccanismi molto positivi se per esempio ci spingono a perseverare verso i nostri obiettivi perché siamo convinti di poterli raggiungere.

Ma se al contrario, in qualche momento della nostra vita, abbiamo costruito convinzioni negative, limitanti, disfunzionali, rischiamo di non scrollarcele più di dosso. Se siamo intrappolati in schemi di pensiero pessimistici e problematici, finiremo con il vedere ovunque problemi, difficoltà, ostacoli. E saremo al contrario ciechi davanti alle opportunità.

È possibile invertire la rotta? È possibile rompere questi circoli viziosi?

Io credo di sì, se riusciamo a recuperare elasticità mentale, se smettiamo di dare per assodate certe verità. Contro gli schemi mentali negativi si può agire cercando di abituarci, a poco a poco, a vedere e valorizzare le cose positive.

Gli esercizi che ho raccolto in questo secondo Quaderno sono tutti a modo loro delle pratiche per mantenere la nostra mente aperta e ricettiva; per sfuggire a quella comfort zone che tante volte ci seduce con la sua tranquillità ma che poi alla lunga ci stringe in confini troppo stretti. Pratiche per allenarci a essere grati, per radicarci nei nostri valori, per riscoprire la gentilezza, l'ascolto, la meraviglia.


esercizi-per-rompere-gli-schemi



Rompere gli schemi è la seconda tappa di questo percorso che ho immaginato con la serie dei Quaderni. Prima tappa (Quaderno n.1): impariamo a calmare la nostra mente, evitando di cadere di continuo in preda all'ansia e ai nostri automatismi. Seconda tappa (Quaderno n.2): impariamo a mettere in discussione certi schemi mentali. Cerchiamo di coltivare un atteggiamento più aperto e disteso verso la vita, dando attenzione e valore a quello che c'è di buono, cercando di rompere alcuni dei circoli viziosi più evidenti e diffusi. La terza tappa (Quaderno n. 3, che uscirà più avanti) avrà a che vedere con la capacità di agire, di metterci in moto per cercare di raggiungere quello che desideriamo.

È un percorso ideale ovviamente: le cose nella vita non procedono così, per tappe delineate. Magari in un momento abbiamo più bisogno di una cosa e meno di un'altra. Però in qualche modo questo percorso riflette quello che ho conquistato, a fatica, negli ultimi anni della mia vita. Per me molte cose hanno funzionato, per questo le metto assieme, cerco di sistematizzarle e di diffonderle.

Arrivata alla fine di questo articolo sorrido di me stessa, perché come al solito ho scritto cercando di seguire il filo dei miei pensieri e di quello che volevo comunicare, e non mi sono minimamente preoccupata di scrivere qualcosa che ti faccia pensare: wow ho proprio bisogno di questo quaderno, ora corro a comprarlo!

Non c'è niente da fare, nel marketing sarò sempre una schiappa ;)

Se mi vuoi seguire dall'altra parte, c'è la pagina di presentazione dei Quaderni che ti aspetta, con breve estratto gratuito da leggere.

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Grazie per avermi seguito fino qui. Non dimenticarti di lasciare un commento e magari anche una recensione su Amazon ;)

A presto!


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